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Cartagena e le isole del Rosario

Considerata con pieno merito una delle più affascinanti città storiche dell’America Latina, dopo aver conquistato i severi giudici dell’Unesco (che l’anno proclamata in toto patrimonio mondiale dell’Umanità) sta attirando prepotentemente schiere di adoratori delle sue meravigliose architetture coloniali. Che vengono stregati dai colori caldi delle case, dagli eleganti balconi in legno, dalle spettacolari mura che abbracciano il centro storico e dai ritmi caraibici protagonisti delle notti. E, per i patiti del mare, la Barriera Corallina è ad appena un’ora di barca.

Di Pino Cimò e foto di Gabriele Croppi




Un gioiello anche per L’unesco.

Fondata nel 1533 dal conquistatore spagnolo Pedro de Heredia, che la battezzò Cartagena de Indias per distinguerla dalla omonima città spagnola di cui era originario, la “Regina del Caribe” è stata inserita a pieno titolo dall’Unesco nei siti Patrimonio dell’Umanità. Merito di un centro storico di genuino e godibilissimo carattere coloniale, che si è conservato quasi intatto, nonostante i ripetuti attacchi subiti da parte dei pirati nel corso dei secoli. Si compone di tre quartieri: Centro, San Diego e Getsemani, completamente circondati da mura e fortificazioni imponenti ed austere. Il cuore della città vecchia è la Plaza de la Aduana, la più ampia e più antica di Cartagena, nel cui centro svetta una statua di Cristoforo Colombo. L’edificio dell’antica Dogana Reale, completamente restaurato e diventato la sede del Municipio.

Un arcipelago corallino a un’ora dalla città. Basta un’ora di lancia da Cartagena per trovarsi nel cuore dell’arcipelago della Islas del Rosario, 27 isole e isolette coralline situate a circa 40 chilometri dalla città colombiana. L’arcipelago è stato dichiarato Parco Nazionale, con il nome di Corales del Rosario: deve il suo nome all’ampia barriera corallina, che si estende per circa 54 chilometri sotto la superficie dell’acqua, a profondità variabili tra uno e 30 metri. Nelle sue acque nuotano, tra gli altri, delfini, tartarughe marine, squali e cavallucci marini. Sull’isola principale, Isla Grande, si concentrano le poche infrastrutture turistiche dell’arcipelago. La piccola Isla de San Martín de Pajarales ospita l’Oceanario, al cui interno è stato allestito un museo della Vita Marina. Il modo più semplice per visitare l’arcipelago è approfittare di una delle tante gite giornaliere in partenza tutte le mattine dal Muelle Turistico di Cartagena.

Affacciata sul Mar del Caribe Cartagena, cuore del dipartimento di Bolívar, pur essendo solo la quinta città del Paese per numero di abitanti è senza dubbio la capitale turistica della Colombia. Condivide la sua fama con le vicine Islas del Rosario, distanti appena 40 chilometri dalla città. Entrambe sono circondate dalle calde acque del mar del Caribe.

Un cuore antico pulsante di vita meraviglie coloniali caraibici.

Il nome completo, con tutta la sua carica di suggestione, è Cartagena de Indias, Cartagena delle Indie. Un’invenzione ”sbagliata” del conquistatore Pedro de Heredia, nata come tributo alla sua (omonima) città natale spagnola. Sarebbe meglio però chiamarla Cartagena dei Caraibi: del Caribe ha il clima, caldo tutto l’anno e con umidità che nelle ore più calde sembra soffocarti, ma soprattutto il profumo caldo e inebriante e la vegetazione rigogliosa fatta di palme, mangrovie, ficus giganteschi e piante da giardino e da aiuole dalle foglie lucide di dimensioni e colori mozzafiato. Tipicamente caraibica è anche la sua popolazione, una mescolanza di razze forte e sorprendente con una decisa prevalenza dei neri su bianchi e mulatti. Dai neri, discendenti delle centinaia di migliaia di schiavi che gli spagnoli per secoli portarono dall’Africa e impiegarono nelle miniere di oro, argento e sale e nelle piantagioni, Cartagena ha preso il ritmo di vita, di giorno un po’ lento e sonnacchioso ma capace di vibrare freneticamente di notte al ritmo della musica. E tra i ritmi in voga a Cartagena c’è di che agitarsi: salsa, rumba o vallenato, l’ultimo grido della musica popolare colombiana a base di tamburo, fisarmonica, violino e voce, in origine quella dia cantastorie delle zone interne del Paese. Il titolo di “Regina dei Caraibi” datole dai colombiani, è più che meritato: Cartagena infatti può sfoggiare un centro storico di genuino godibilissimo carattere coloniale spagnolo che si è conservato quasi intatto attraverso i secoli e le è valso l’inclusione da parte dell’Unesco tra le località considerate Patrimonio culturale inalienabile dell’Umanità. La città è adagiata su una grande baia e si allarga su una serie di lagune interne sovrastate dalla collina della Popa, così chiamata perché rassomiglia alla poppa di una nave, ai cui piedi si nascondono le bidonville della città. Sul lato esterno della baia, proiettati verso il mare, sorgono i grandi quartieri turistici moderni, pullulanti di grattacieli e grandi alberghi. Sul lato interno si allarga il grande quartiere novecentesco di Manga, la miglior zona residenziale della città. Nella parte più profonda e protetta della baia, circondata da mura e fortificazioni imponenti e austere, si concentra il famoso centro storico coloniale con i tre quartieri Centro, San Diego e Getsemani.

Superata la muraglia che stringe in una morsa la vecchia Cartagena, si rimane a bocca aperta per lo spettacolo delle stradine strette lastricate e delle sue casette basse multicolori, con finestre protette da grate di legno e bei balconi in legno o ferro battuto, stracolmi di piante e di fiori. Di tanto in tanto le stradine si aprono in una piazza alberata su cui quasi sempre si proietta la facciata di una chiesa, un convento o un museo. La porta d’accesso più famosa è quella del Reloj (dell’orologio), che immette nella plaza de los Coches (delle carrozzelle). Una piacevole passeggiata ci porta nelle altre piazzette che scandiscono la storia della città: plaza de Bolívar, dominata dalla statua all’eroe dell’indipendenza, plaza San Pedro Claver, su cui sorge l’omonima e splendida chiesa barocca dedicata all’apostolo gesuita degli schiavi, plaza de la Aduana (dogana), plaza San Diego, con l’ex convento delle Clarisse oggi trasformato in hotel di lusso, e infine plaza Santo Domingo, una delle più ampie e più animate, soprattutto di sera e di notte. Molto suggestiva anche la passeggiata lungo le mura, che ha come meta d’obbligo il Forte de San Felipe, un’immensa piramide a gradoni che gli spagnoli costruirono senza badare a spese per porre un baluardo agli attacchi dei pirati. Nel solo XVI infatti, Cartagena subì sei assedi, tra cui quello del famoso sir Francis Drake. Il forte impedì nel 1741 all’inglese Edward Vernon di conquistare la città malgrado un enorme dispiegamento di forze (una flotta di 86 navi con 25.000 uomini): a respingerlo, con un decimo di soldati, ci pensò l’eroico Blas de Lezo, la cui statua svetta di fronte alla fortezza. Lungo il cammino, merita una breve sosta la famosa statua all’india Catalina, una splendida fanciulla che aiutò gli spagnoli a domare i valorosi indio Carib.

Una volta preso il sole in una delle grandi spiagge di Bocagrande, mangiato del buon pesce, fatte le passeggiate di rito all’interno e all’esterno delle mura e il giro dei negozi di artigianato locale, ricchi di oggetti in corallo e in argento e di preziosi smeraldi verdi, per godersi fino in fondo la città e lasciarla a malincuore non resta, sul far della sera o durante la notte quando la brezza marina rende fresca la temperatura e la gente si siede nei balconi o davanti casa, che salire su una carrozzella nella piazzetta de los Coches e farsi il giro delle viuzze e delle piazzette del centro, con un’incursione fuori le mura per fissarsi negli occhi la vista della baia. Cartagena Mar del Caribe Islas del Rosario
Mare turchese e coralli appena fuori porta

Le isole più piccole, dove attori, attrici, imprenditori e gente bene di Cartagena si sono costruiti i loro villini-rifugio, hanno nomi singolari o suggestivi: Matamba, La Fama, Isla del Pirata. Sono le prime che si avvistano quando la lancia con il potente motore fuoribordo si lascia alle spalle la grande baia di Cartagena, passa la strettoia fortificata di Boca Chica e penetra in mare aperto, fiancheggiando la sagoma lunga e costellata de belle spiagge dell’Isla de Barù. Complessivamente isole e isolotti sono 27 e costituiscono il cosiddetto Arcipelago del Rosario, il cui nome ufficiale è Parque Nacionales Corales del Rosario, a sottolineare la preziosità della sua barriera corallina. Delle 27 isole, 25 sono in mano ai privati e due sono di proprietà statale, una adibita a base navale e l’altra a tenuta presidenziale. Visitare l’arcipelago è una gita d’obbligo se si vuole avere una visione più completa e suggestiva della “Regina dei Caraibi”. Chi non ha fretta e si vuole godere la traversata, in alternativa alle veloci lance che impiegano appena un’ora può prendere il vecchio battello Alcatraz: può portare fino a 150 passeggeri e offre a bordo cibo musica dal vivo a base di salsa, rumba e vallenato. Le isole del Rosario sono completamente ricoperte dalla tipica vegetazione rigogliosa dei Caraibi e circondate da acque trasparenti, con sfumature di colore che vanno dal porpora, dovuto al riflesso della barriera corallina, al turchese. Alcune sono disabitate, ma per lo più sfoggiano abitazioni basse dalle strutture in legno e dallo stile soft, anche se non manca qualche caduta di gusto. Le due isole maggiori, Isla Grande e Isla del Rosario, sono attorniate da belle lagune e dispongono di strutture alberghiere, spiagge e spiaggette isolate, protette da muri di verde quasi impenetrabili. Sulla più piccola, San Martín de Pajarales, è stato costruito l’Oceanario, un acquario che ospita, tra le tante creature acquatiche, squali di vario tipo e tartarughe marine. Ogni giorno va in scena un’affollata esibizione di delfini, impegnati in piroette ed evoluzioni spettacolari. Davanti all’acquario i pescatori del posto offrono, per pochi migliaia di pesos, piatti di pesce, aragoste e cocktail di gamberi serviti su piatti di carta. Gli artigiani locali si danno molto da fare per cercare di vendere le loro collanine di perla o di semi, i braccialetti di filo colorato e una gran varietà di conchiglie. Il ritorno in città riserva la sorpresa più bella della gita all’arcipelago: vista dal mare, con i due grandi fortini di Bocachica che vigilano all’ingresso della baia, la lunga muraglia con i bastioni che circonda il centro storico e il forte di San Felipe e la collina della Popa che dominano l’abitato, Cartagena mostra il meglio del suo fascino. Da proteggere contro ogni nemico, come un tempo si fece contro i pirati.

Cartagena ospitalità Antichi conventi trasformati in alberghi di grande charme rispettando lo spirito del luogo. In alternativa, un fascinoso bed & breakfast e una “capanna” sul mare.

Hotel Santa Clara

Trasformare un convento semiabbandonato di suore Clarisse nel più lussuoso e attraente albergo di 5 stelle di Cartagena, nel cuore del centro storico: è stata la scommessa (vinta) di un gruppo di imprenditori colombiani, con alla testa la società di costruzioni Arias, Serna e Saravia. Cui va il merito di essere riusciti, nel costruire un albergo moderno, a mantenere nell’edificio un’atmosfera di serenità e di pace che in qualche modo richiama alla mente il mondo raccolto, fatto di lunghi silenzi e di rumori felpati, del convento delle Clarisse. Le spesse mura dell’ex convento sono state abilmente lasciate in vista; nel fiancheggiare le scale moderne creano un effetto di protezione e sicurezza che rimanda al mondo della clausura monacale. I mobili d’epoca e gli antichi oggetti sacri esposti nei corridoi e sotto le arcate del grande chiostro rigoglioso di verde richiamano l’antica sacralità del luogo. Particolarmente bello e suggestivo il candelabro d’argento a sette braccia esposto nel portico del chiostro. Il Santa Clara, gestito dalla catena Sofitel, dispone di 115 camere divise nei cosiddetti stili coloniale (spagnolo) e repubblicano (colombiano dell’epoca successiva alla proclamazione dell’indipendenza nel 1810), 17 suite e una suite presidenziale, tutte arredate con estrema cura e buon gusto. All’interno dell’ex convento sono stati ricavati anche una palestra, un centro congressi con vari saloni e 2 ristoranti: El refectorio, ricavato nell’antico refettorio, è specializzato in cucina francese, e arredato con mobili d’epoca e ha una particolare vista sul chiostro coloniale; il San Francisco è invece specializzato in cucina italiana, incluse paste e pizze. Il Caffè Claustro è stato decorato con murales del pittore francese Rousseau che simulano una giungla tropicale piena di animali. Nell’ antico luogo dove le Clarisse si riunivano per intonare i canti è stato attrezzato un lounge bar con tanto di fornitissima biblioteca.

Hotel Charleston

Il nome vero è quello della catena (colombiana) di cui fa parte. Ma l’Hotel Charleston Cartagena è in realtà più conosciuto come Santa Teresa. Era infatti questo il nome dell’antico convento e del chiostro delle monache carmelitane che sono stati completamente restaurati e trasformati in un albergo di prima categoria. La posizione è strategica: l’albergo si trova nel centro storico di Cartagena, davanti a un suggestivo angolo delle mura che lo circondano. Dispone di 91 camere, suddivise in 52 standard, 10 superior, 23 junior suite, 5 grand suite e una suite presidenziale. L’arredamento è moderno, anche se parecchie camere sfoggiano mobili d’epoca restaurati. Negli antichi locali del convento sono stati ricavati saloni, ristoranti, bar e aree di soggiorno e di relax. L’angolo più affascinante del complesso è senza dubbio il chiostro, dove l’eleganza e la sobrietà della struttura si sposano perfettamente con la ricchezza della sua vegetazione. Dalle terrazze e dalla piscina situata in cima all’edificio si gode di una vista magnifica sulla città e sulla baia che la incornicia. Il legame tra il vecchio edificio conventuale e l’attuale struttura alberghiera è mantenuto con cura: oggetti sacri di ogni tipo sono disseminati nei grandi corridoi attorno al chiostro. E dietro il bancone della reception spicca un antico altare sovrastato dalla bella immagine, incorniciata in legno dorato, dell’Immacolata Concezione. All’Hotel Charleston ogni pasto ha il suo luogo d’elezione: la colazione si fa nel Patio repubblicano, il pranzo nel Restaurante La Terraza, con una splendida vista sulla città, la cena nell’elegante Gollerías al prima piano o sotto le palme del Plaza Santa Teresa, allestito nell’ex chiostro. La Spa, invece garantisce agli ospiti dei piacevoli intermezzi tra un pasto e un giro della città.

San Pedro de Majagua

Diving e pesca sono le due attività a cui si dedicano con maggior piacere i pochi ospiti di questo piccolo, ma raffinato, albergo situato sull’Isla Grande, la maggiore dell’arcipelago delle Islas del Rosario. L’Hotel San Pedro de Majagua è stato ricavato nel luogo dove dieci anni fa il pittore francese Pierre Daguet decise di costruire il suo rifugio: una piccola insenatura dall’alta e folta vegetazione tra cui spiccano alcuni giganteschi alberi di caucciù e diversi esemplari dell’albero di majagua, dal caratteristico tronco a forma di bottiglia. Le 17 camere di cui dispone sono simili a grandi capanni, le cui forme ricordano quelle delle case degli Indios Carib della zona. Tre le tipologie offerte: 4 grandi suite per quattro persone, dotate di minibar, frigorifero, sala soggiorno e terrazza esterna; 10 camere Playa, leggermente più piccole, adatte per 3-4 persone, con letti matrimoniali o singoli e terrazza; 3 camere Laguna per 2 persone. Ognuna delle camere ha la propria amaca. Il San Pedro di Majagua dispone di 2 spiagge private e di un centro diving attrezzato; passeggiate ecologiche e giri in canoa nelle lagune interne sono alcune delle attività di cui gli ospiti possono beneficiare. La piccola struttura è una sorta di “dépendance sul mare” dell’Hotel Santa Clara di Cartagena. Quest’ultimo ne raccoglie le prenotazioni e si incarica di portare e venire a riprendere (al prezzo di circa Eur 30,00 ) i clienti dell’eco-resort. Ci si arriva in 45 minuti di lancia veloce, in partenza dal molo privato dell’Hotel nel Muelle Turistico di Cartagena.

Pesci e aragoste tuffati nel piatto

Portòn de Santo Domingo
Il ristorante prende il nome dal grande e bellissimo portone di legno di cedro che il proprietario Rafael Gomez, un cinquantenne impresario di Medellin, ha commissionato a un bravo artigiano di Cartagena. Situato sull’omonima calle Santo Domingo, il Portòn offre un’ampia scelta di piatti di pesce, tra cui il filetto di ròbalo ( spigola, ndr ) bella cartaginera alla piastra con salsa di gamberi e la cazuela de mariscos barù, zuppa a base di gamberi provenienti dall’isola di Barù. Famosa anche la ensalada del Portòn, a base di gamberi alla griglia. Un gruppo di musicisti, specializzato in ritmi caraibici, accompagna i pasti. Prezzi: 30-35 dollari ( 24-28 Euro ).

La Vitrola Situato in posizione strategica tra la plaza de Santo Domingo e il grande albergo Santa Teresa, La Vitrola propone una cucina sia di carne sia di pesce. Il piatto forte del menu è il filetto di dentice ( mero in spagnolo ), pescato lungo tutta la costa caraibica colombiana, che viene servito alla brace e accompagnato da una salsa di tamarindo o di chiledulce, un peperoncino dal sapore molto delicato. Per la carne lo chef della Vitrola suggerisce polpette di carne “secolo XVI”, alla piastra, bagnati da salsa di peperoncino verde e la bistecca di vitellino San Rafael, anche questa alla piastra. Come dolce, la torta di cocco a la cartaginera. Alla Vitrola si mangia sempre con musica dal vivo. Prezzi: 40-45 dollari ( 32-36 Euro ).

Club de Pesca E’ il ristorante più conosciuto ( e celebrato ) di tutta Cartagena, sia per l’ubicazione assolutamente privilegiata sia per il ricchissimo menu di pesce che offre ai suoi moltissimi clienti, colombiani e stranieri. Il Club de Pesca vanta una interminabile lista di clienti illustri, tra cui re Juan Carlos di Spagna e ben 46 capi di Stato di tutte le latitudini. Il ristorante è situato all’interno della fortezza di San Sebastiàn del Pastelillo, costruita nel 1741 dall’ingegnere Juan Bautista Mac – Evan. Dai grandi terrazzi in cui vengono serviti i pasti si gode, soprattutto di sera, di una vista unica sia sul centro storico di Cartagena con le sue cupole illuminate sia dell’intera baia. Tra le numerose proposte del menu, dove a farla da padrone sono pesce e crostacei, merita un posto d’onore il carpaccio di dentice, la cui carne bianca e saporita è una vera prelibatezza. Squisito anche il filetto, servito con una copertura di erbe fini e cipolla. Altra specialità famosissima del ristorante è l’aragosta alla brace. Per i vini la carta privilegia quelli cileni e argentini, anche se non mancano buone bottiglie di vino spagnolo e di champagne. Le serate di giovedì, venerdì e sabato sono allietate dalle note del maestro Miro Pablo alla chitarra. Prezzi: 50 dollari ( 40 Euro ).

Pino Cimò


Estratto da "In Viaggio" n.110 del novembre 2006

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