Dalle prime forme di governo ai giorni nostri - Colombiaonline

Dalle prime forme di governo ai giorni nostri

 

Nel 1849 vennero fondati due partiti politici: i Conservatori con tendenze centraliste ed i Liberali sostenitori del federalismo.
Ci furono molte insurrezioni e guerre civili, tra il 1863 e il 1885 si verificarono più di 50 rivolte.
Nel 1899 si verificò la cosiddetta Guerra dei Mille Giorni che provocò più di 100.000 morti e terminò con la vittoria dei conservatori.
Nel 1903 gli Stati Uniti approfittarono dei problemi del paese e formarono un movimento secessionista a Panamà, provincia della Colombia, e costruirono un canale attraverso l’istmo dell’America Centrale che posero sotto il loro controllo.
La Colombia non riconobbe mai la sovranità di Panama e si contrappose agli Stati Uniti fino al 1921.
Il movimento indipendentista e i successivi governi furono guidati dai creoli, i quali non si preoccuparono affatto delle altre etnie del paese tra cui gli indios, i neri , i mulatos, che continuarono ad essere sfruttati in modo anche peggiore rispetto al dominio spagnolo.
La schiavitù venne poi abolita nel 1849, ma in molte regioni continuò a essere praticata fino al nostro secolo.
Nel 1948 esplose di nuovo la lotta tra Liberali e Conservatori con la “Violencia”, con più di 300.000 morti.
I primi tumulti si ebbero con l’assassinio di Jorge Eliécer Gaitàn uno dei leader più famosi del partito liberale.
Subito dopo i Liberali di tutto il paese presero le armi a Barrancabermeja (nel dipartimento di Santander), sindacalisti Liberali e Comunisti proclamarono una giunta rivoluzionaria, mentre il capitano delle forze di polizia municipali si rifugiarono in montagna e diedero vita al primo nucleo di guerriglieri.
Nel Llanos i Liberali costituirono di conseguenza un esercito di più di 20.000 contadini e cominciarono a saccheggiare le roccheforti e i luoghi importanti per i Conservatori, incendiando chiese, assassinando sacerdoti, distruggendo città e villaggi abitati dai membri dei Conservatori.
I Colombiani furono tradizionalmente e per nascita liberali o conservatori e come tali, fin da subito, diffidavano dai loro rispettivi “nemici” di partito.
Negli anni ‘40 e ‘50 questo odio ebbe un peso di gran lunga maggiore rispetto a qualsiasi razionale differenza ideologica o politica e furono la causa di atroci distruzioni umane.
Centinaia di migliaia di persone si uccisero semplicemente a causa dell’appartenenza politica.
Dopo il 1948 la lotta fu trasferita dalle aree urbane a quelle rurali, mentre i leader dei rispettivi partiti sostenevano le azioni dei loro seguaci dalle città.
Intorno al 1953, però, alcuni dei comandantes contadini dei guerriglieri liberali cominciarono a dimostrare un pericoloso grado d’indipendenza, introducendo un loro linguaggio rivoluzionario nei comunicati ufficiali e strinsero anche delle alleanze con le piccole bande di guerriglieri comunisti.
I leader di entrambi i partiti rendendosi conto che il conflitto partigiano stava assumendo toni fortemente rivoluzionari, fecero un colpo di stato militare capeggiato dal generale Gustavo Rojas Pinilla.
Si concesse così subito un’amnistia ai guerriglieri liberali, più di 6000 combattenti contadini consegnarono le armi al governo; chi non lo fece venne perseguito e punito.
Nel 1957 i leader politici delle due fazioni siglarono un patto che garantì, per i successivi 16 anni, che il potere al governo venisse equamente diviso permettendo ad entrambi di alternarsi alla presidenza ogni 4 anni. L’accordo venne in seguito approvato da un plebiscito dove per la prima volta anche le donne poterono votare; prese il nome di Frente Nacional (Fronte Nazionale).
Il fronte nazionale portò nel paese un periodo di pace, un certo grado di stabilità economica e politica, ma decadde formalmente nel 1974 quando venne eletto presidente Alfonso Lòpez Michelsen.
I partiti comunque preferirono ancora dividersi i benefici di un crescente apparato burocratico, e questa versione durò ancora per altri 17 anni.
Dopo Lòpez successe un altro liberale fino al 1982, Julio César Turbay Ayala, ed i Conservatori risalirono poi con Belisario Betancur.
Bisogna però anche dire che le etichette dei partiti non spesso riflettevano le opere dei presidenti, un esempio fu il presidente Turbay che, pur essendo liberare, fu uno dei più conservatori tra i presidenti e lanciò una grande campagna di repressione contro i guerriglieri marxisti .
Al contrario Betancur si presentò come un populista e aprì negoziati diretti con la guerriglia nel tentativo di riassorbire l’opposizione armata.
Gli anni ‘80 furono un periodo drammatico per la Colombia, i primi negoziati con i guerriglieri diedero vita a nuovi scontri, ci fu la presa del Palazzo di Giustizia di Bogotà da parte del gruppo di guerriglieri M-19 nel Novembre del 1985. L’esercitò circondò l’edificio e dopo 28 ore di battaglia lo diede in fiamme.
Ci furono più di 100 morti tra cui guerriglieri ed anche 11 giudici della Suprema Corte di Giustizia.
Dei sopravvissuti molti sparirono nel nulla.
Iniziò così il periodo della “Sporca Guerra”.
Forze paramilitari sconosciute uccisero e fecero sparire migliaia di attivisti politici di sinistra, guerriglieri amnistiati, sindacalisti e difensori dei diritti umani.
Nel 1988 Amnesty International iscrisse la Colombia fra i paesi in cui vigeva l’emergenza dei diritti umani.
Si seppe poi ben presto che queste squadre paramilitari erano appoggiate da membri delle forze armate alleate a ricchi trafficanti di droga, politici locali e proprietari terrieri.
La vera crisi della politica in Colombia ebbe il suo apice alla fine degli anni ‘80, quando i trafficanti di droga puntarono le armi contro i membri del governo.
Il governo rispose in modo molto duro, nella figura del presidente all’epoca in carica Virgilio Barco (1986-90), il quale dichiarò una guerra spietata ai trafficanti di droga, soprattutto dopo l’assassinio di Luis Carlos Galàn, liberale e candidato alla presidenza.
Il paese si trovò impegnato su due fronti, uno contro i guerriglieri e l’altro contro i cartelli della droga.
I cittadini cominciarono a perdere la fiducia nel governo e gli studenti scesero in strada invocando un cambiamento, che avvenne in un plebiscito del 1990 dove votarono a favore di un’assemblea costituente che riformasse la Costituzione e mettesse fine alla crisi.
L’Assemblea fece proprio il suo dovere, sostituendo l’organizzazione bipolare di spartizione del potere, con un sistema pluralistico, di cui entrarono a far parte antichi gruppi della guerriglia, comunità indie, neri, non cattolici e altri gruppi che fino ad allora non erano mai stati considerati nella vita politica.
La nuova carta Costituzionale entrò in vigore il 04 luglio 1991 con il presidente César Gaviria che fece ben sperare nella realizzazione di un trattato di pace contro i trafficanti di droga.
Pablo Escobar venne arrestato e la Coordinadora Guerrilllera Simòn Bolivar dichiarò un armistizio per negoziare con il governo.
Escobar riuscì a fuggire dalla sua prigione e dopo che i negoziati di pace si arrestarono , la guerriglia ritornò sulle colline.
Salì nella carica di presidente nel 1994 il liberale Ernesto Samper, dimostrando ancora una volta che il bipolarismo era rimasto del tutto intatto visto che al secondo “posto”, per così dire, si confermò il conservatore Andrés Pastrana.
Antonio Navarro Wolf invece, esponente del partito ADM-19, ottenne solo un umiliante terzo posto.
ll’inizio del 1990 si iniziò un processo detto di “apertura economica”, sotto la presidenza di César Gaviria, che prevedeva il disimpegno dello Stato da settori economici chiave e il libero ingresso di capitali esteri. Questa situazione peggiorò notevolmente le condizioni di vita nelle campagne, restringendo il mercato per i piccoli agricoltori a vantaggio del latifondo e diede un impulso enorme alla coltivazione di coca, percepita da masse di contadini come unica possibilità di ingresso economico. Si sviluppò enormemente il narcotraffico e ai vecchi cartelli narcotrafficanti degli anni ottanta si sostituirono progressivamente, non senza scontri e ritorsioni, imprese paramilitari che godevano di appoggi politici, in particolare quelle unificatesi sotto la sigla AUC (Autodefensas Unidas de Colombia), che divennero uno dei maggiori trafficanti di cocaina al mondo, garantendosi con i proventi di tale commercio ampie risorse economiche. I gruppi paramilitari di estrema destra, parte della strategia di lotta controinsorgente, hanno spesso operato in modo coordinato con l’esercito regolare. Dalla metà degli anni novanta, anche in conseguenza del peggioramento delle condizioni di vita di importanti fasce popolari, le guerriglie delle FARC e dell’ELN videro entrare nelle proprie fila sempre più uomini e questo rafforzamento costrinse il governo di Andres Pastrana a negoziare un processo di pace con le FARC tra il 1998 e il 2002, smilitarizzando 5 municipi nell’area di San Vicente del Caguán (un’area di estensione pari alla Svizzera), mentre venne mantenuta la guerra nel resto del territorio colombiano. In conseguenza dell’apertura dei dialoghi, fra il 1997 e il 2001 le FARC rilasciarono 112 effettivi dell’esercito, della marina e della polizia, catturati durante i combattimenti degli anni precedenti; il governo rispose con la liberazione di 15 guerriglieri catturati dalle forze governative; successivamente le FARC liberarono altri 310 uomini, fra soldati e poliziotti, ma, nonostante gli accordi sottoscritti tra le parti per uno scambio di prigionieri di guerra, il governo non produsse altre liberazioni di guerriglieri. Nel 2002 le FARC realizzarono il dirottamento di un aereo di linea della compagnia Aires, durante un volo interno, catturando un membro del Congresso colombiano che si trovava a bordo, e rilasciando gli altri passeggeri. Nonostante Marulanda e Pastrana avessero firmato un accordo chiamato “Agenda comune per il cambiamento verso una Nuova Colombia”, nel 2002 il governo decise di interrompere i dialoghi e riprendere la guerra in tutta la Colombia, potendo contare sul sostegno militare ed economico ottenuto nel frattempo dagli USA, attraverso il cosiddetto “Plan Colombia”. Successivamente le FARC catturarono Ingrid Betancourt, figlia di Gabriel Betancourt, ex-ministro del dittatore Rojas Pinilla, esponente politica dello Stato e candidata alla presidenza per il partito da lei fondato “Partido Verde Oxígeno”, dopo aver tentato senza successo la carriera politica nel partito liberale. Con un discorso politico di centro-sinistra e una retorica da militante nella difesa dei diritti umani durante la propria campagna elettorale, pretese di incontrare i rappresentanti delle FARC senza avere nessun accordo con la guerriglia, nella vecchia zona smilitarizzata di San Vicente del Caguán, ridivenuta zona di guerra. Venne trattenuta dalla guerriglia con la sua vice Clara Rojas il 23 febbraio 2002 e mantenuta, insieme ai militari e poliziotti catturati in combattimento, in condizione di “prigioniero di guerra”, con il fine di forzare il governo a realizzare quello scambio di prigionieri tra le parti che non era avvenuto durante i dialoghi del Caguán. Clara Rojas venne liberata unilateralmente dalle FARC nel gennaio del 2008, mentre il rilascio di Ingrid Betancourt fallì in seguito alla morte del capo negoziatore delle FARC Raúl Reyes, durante un bombardamento dell’esercito realizzato nel marzo del 2008. Fu liberata il 2 luglio 2008 attraverso un’operazione militare.

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