Cartagena, gioiello tropicale

Cartagena de Indias porto principale di Colombia difronte allo stupendo arcipelago dell’Islas del Rosario è uno dei luoghi più visitati di Colombia. Grande centro fluviale per il commercio interno grazie al Canal del Dique che la collega con tutti i porti del fiume Magdalena.

Cartagena

Cartagena

A circa 248 Km da cartagena un luogo che sicuramente merita una visita è Mompòs che fu rifugio degli abitanti della città di cartagena durante l’assedio dei pirati.

Cartagena deve essere assolutamente visitata a piedi per godere della sua atmosfera di altri tempi, con i suoi balconati decorati di bouganville, le sue maestose chiese e le sue splendide piazze.

Ricca di caffè all’aperto dove poter ammirare le sfilate di carrozze che permettono al turista di godere una splendida vista della città.

Dichiarata Patrimonio Mondiale dall’UNESCO venne fondata nel 1533 da Pedro Heredia, nel luogo dove sorgeva l’insediamento degli Indios Carib, Calamari.

Cartagena si arrichì velocemente e nel 1552 ci fu un vasto incendio che la distrusse in parte. Però in breve tempo divenne il porto spagnolo più importante lungo i Caraibi e punto di transito verso il Sud America.

Divenne anche magazzino per i tesori sotratti agli indios in attesa di essere trasportati in Spagna.

Nel XVI sec. Subì 5 terribili assedi da parte dei pirati, tra cui ricordiamo il più famoso quello di Sir Francis Drake il quale non rase al suolo la città in cambio di solo 10 milioni di pesos.

Ci furono continui attacchi da parte dei pirati e gli spagnoli decisero allora di costruire una serie di fortezze attorno alla città.

Queste permisero di poter sopportare la temibile incursione nel 1741 compiuta da Edward Vernon.

La difesa della città fu guidata da Blas de Lezo, un ufficiale spagnolo, che con solo 2500 uomini poco addestrati riuscì a fermare 25.000 soldati inglesi e le loro 186 navi. Durante l’impresa lo spagnolo già privo di una gamba e di un occhio, perse l’altra gamba e morì poco dopo.

Oggi viene ricordato come il salvatore di Cartagena e la sua statua si erege nella fortezza di San Felipe.

Cartagena continuò la sua crescita grazie anche al Canal del Dique fatto costruire nel 1650 che collego la Baia di Cartagena con il fiume Magdalena diventando porto principale lungo tutto il fiume.

Cartagena fu una delle prime città a proclamare la propria indipendenza firmata l’11 Novembre del 1811.

Ma nel 1815 la Spagna guidata da Pablo Morillo riconquistò la città dopo un lungo assedio che vide la morte di più di 6000 abitanti.

Venne poi finalmente liberata nell’Ottobre del 1821 dopo la conquista di Bogotà da parte delle truppe di Simòn Bolívar che le attribuì il meritato appellativo di La Heroica.

In breve tempo Cartagena tornò ad essere un grande centro di commercio e di traffico marittimo.

Molti immigrati spagnoli arrivarono nel paese, tra cui ebrei, italiani, francesci, turchi, libanesi e siriani.

Oggi Cartagena è anche un’importante centro industrilae nel settore della petrolchimica ed è circondata da vasti quartieri periferici ma tutto è rimasto intatto del suo periodo coloniale all’interno delle mura che circondano la città vecchia.

Il centro di Cartagena è formato dalla parte vecchia divisa in due parti: una interna ed una esterna separate dal canal de San Anastasio riempito per permettere la costruzione del raffinato quartiere moderno La Matuna.

La città interna racchiusa dalle mura ha ad ovest il quartiere di El Centro, dove viveva un tempo la classe nobile, a nord-est il quartiere di San Diego, dove vi era il ceto medio, mentre la città esterna sempre racchiusa dalle mura e chiamata Getsemani ed è la più piccola e povera.

A sud della cinta muraria si trovano i quartieri di Bocagrande, castillo Grande ed El Laguito piena di alberghi di lusso, ristoranti e locali notturni.

La temperatura media è di circa 28° C e durante il giorno fa molto caldo, però di sera c’è una piacevolissima brezza marina.

Cosa Vedere a Cartagena

Sicuramente la parte vecchia è il vero gioiello di Cartagena dove si può ammirare una splendida architettura coloniale, con monasteri conventi e piazze circondati da sontuose residenze.

La Murallas come detto circondano la parte vecchia della città e venne edificata alla fine del XVI sec successivamente all’attacco di Francis Drake, la costruzione richiese circa due secoli a causa dei danni sia dovuti dalle incursioni dei pirati sia atmosferici. Venne quindi terminata nel 1796. La Murallas rappresentano una grande esempio di ingegneria militare e sono ancora in ottimo stato salvo la parte della Matuna che venne demolita per favorire il progresso a metà del Novecento.

Puerta del Reloj

In origine detta Boca del Puente, principale via d’accesso alla città interna, collegata con getsemani da un ponte levatoio che permetteva di attraversare il fossato.

La torre è in stile repubblicano fu aggiunta alle arcate laterali adibite a cappella e armeria nel 1888.
L’orologio della torre presenta 4 quadranti.

Plaza de los Coches

Si apre alle spalle della Puerta del Reloj conosciuta in origine coma Plaza de la Yerba. A forma triangolare la piazza veniva utilizzata come mercato per gli schiavi. Circondata da antiche case con balconi e passaggi a volta in stile coloniale.

Il Portal de los Dulces o il porticato oggi è ricco di bancarella che vendono dolci. Al centro della piazza si erge la statua del fondatore della città Pedro de Heredia.

Plaza de la Aduana

Usata come campo di Marte è la più grande a la più antica città della parte vecchia. Oggi restaurata è sede del municipio al centro sorge una statua di Cristoforo Colombo.

Museo di Arte Moderna

All’interno di alcune sale dell’ex Dogana Reale, presenta mostre temporanee, di opere tratte dalla sua collezione con lavori di Alejandro Obregòn uno dei più importanti pittori colombiani.

Convento di San Pedro Claver

Fondato nella prima metà del XVII sec intitolato in origine a san Ignacio de Loyola dai gesuiti. Venne poi cambiato il nome in onore del monaco Pedro Claver (1580-1654) soprannominato postolo dei neri o schiavo degli schiavi, poichè trascorse tutta la sua vita ad assistere gli schiavi portati dall’Africa.

Fu la prima persona canonizzata nel Nuovo Mondo (1888).

Il convento è un bellissimo edificio a tre piani attorno a un cortile alberato. Il convento ospita un museo di opere d’arte sacra e ceramiche precolombiane. Da visitare la cella in cui San Pedro Claver visse e morì e la galleria del coro della chiesa adiacente che porta il nome omonimo, ultimata nella prima metà del XVIII sec e con un imponente facciata di pietra. All’interno bellissime vetrate istoriate ed un altare maggiore in marmo italiano dove in una teca di vetro sono conservate le spoglie del santo.

Le guide si trovano alla biglietteria e le tariffe sono intorno ai 2/3 Eur per una visita in spagnolo/inglese per un gruppo di massimo 7 persone.

Museo Navale del Caribe

Inaugurato nel 1992 occupa un grande edificio coloniale che un tempo ospitava un collegio gesuita. Vi è esposta una raccolta di oggetti della storia marittima della città e dei Caraibi.

Plaza Bolivar

In origine chiamata Piazza dell’Inquisizione, circondata da alcuni dei più eleganti edifici coloniali della città. Al centro vi è una statua di Simòn Boli­var.

Palazzo dell’Inquisizione

Sede del Tribunale del Sant’Uffizio dal 1610 venne ultimato nel 1776. E’ famoso per il suo bellissimo portale barocco in pietra sormontato dallo stemma spagnolo, con i suoi lunghi balconi che abbelliscono la sua facciata, è un pregevole esempio di architettura puramente coloniale.

Nella parete laterale, vi è una finestrella con in cima una croce, dove avveniva la denuncia degli eretici. Furono circa 800 le persone condannate a morte e giustiziate. Non vennero mai giudicati dall’Inquisizione le comunità indie.
Il palazzo oggi museo conserva, gli strumenti di tortura, ceramiche precolombiane e altri oggetti sia dell’epoca coloniale, sia a quella successiva all’indipendenza.

Vi è anche un accurato modello della Cartagena agli inizi dell’800 e antiche mappe del Nuevo Reino de Granada.

Museo dell’Oro

Colleziona oggetti d’oro e di cermaiche degli indios sinù che vivena prima della conquista spagnola nella regione oggi occupata dai dipartimenti di Bolívar, Còrdoba, Sucre e dell’Antioquia settentrionale. All’interno vi è anche una ricostruzione di una capanna, con utensili domestici e manufatti, simile alle abitazioni odierne degli indios.

La Cattedrale

Iniziata nel 1575 e terminata solo nel 1612 dopo che venne parzialmente distrutta dall’incursione di Francis Drake. Il primo arcivescovo di Cartagena fece coprire la chiesa di stucchi dipinti in modo da sembrare marmo e commissionò la cupola della torre, ma i recenti restauri hanno portato alla luce la bella pietra calcarea che la riveste. La struttura esteriormente assomiglia ad una fortezza, mentre l’interno a tre navate con passaggi ad arco semicircolari sostenuti da alte colonne è molto semplice.

Iglesia de santo Domingo

Costruita verso la fine del XVI sec e la chiesa più antica della città. Ha un ampia navata centrale che venne coperta da un pesante tetto. Per errore dei costruttori la volta iniziò a cedere e furono costruiti contrafforti alle pareti per sostenere la struttura. Ci furono problemi anche con la torre campanaria, che appare decisamente storta. La leggenda racconta che sia stato un diavolo ad incurvarla.

All’interno una famosa statua lignea del Cristo, collocata all’altare barocco con un bellissimo pavimento coperto da antiche pietre tombali risalenti al XIX sec.

Iglesia de Santo Toribio de Mangrovejo

Fu costruita tra il 1666 e il 1732 con un soffitto rivestito da pannelli in stile mudèjar. Durante l’attacco di vernon alla città, un palla cannone sfondò una vetrata della chiesa colma di fedeli che rimasero incolumi. Il proiettile è oggi esposto in una nicchia protetta da una vetro nella parete sinistra della chiesa.

Las Bòvedas

23 celle sotterranee costruite tra il 1792 e il 1796 nelle mura della città, di oltre 15 metri di spessore, destinate ad uso militare, utilizzati dagli spagnoli per il deposito di munizioni e provviste. Durante l’epoca repubblicana venne utilizzati in prigione. Oggi ospitano negozi di souvenir e artigianato.

Casa de Rafael Naez

All’esterno delle mura dove sono le Bòvedas, casa del poeta ed avvocato dell’ex presidente Rafael Núñez, che scrisse anche il testo dell’inno nazionale colombiano. Fu anche uno degli autori della Costituzione del 1886.

L’edificio in legno conserva un bellissimo museo dove sono esposti alcuni documenti ed oggetti personali dell’ex presidente. La cappella di fronte alla casa, custodisce le sue ceneri ed è conosciuta con il nome di Ermita del Cabrero.

Monumento a la India Catalina

Posto all’entrata principale della città vecchia, in bronzo raffigura Catalina una bella india che fece da intermediaria tra gli indios Caribi e gli spagnoli guidati da Pedro de Heredia. Realizzata da Eladio Gil , scultore spagnolo nel 1974.

Castello di san Felipe de Barajas

Originariamente la fortezza non aveva queste dimensioni era piuttosto modesta e venne edificata tra il 1639 e il 1657 sulla collina di San Làzaro e solo nel 1762 avvenne un opera di ampliamento sull’intera collina e divenne la più grande e robusta fortezza spagnola mai costruita in una delle loro colonie.

L’ingegnere militare che diresse l’intera opera fu Antonio de Arèvalo.

Vi sono numerose gallerie studiate strategicamente che permettevano la propagazione dei suoni su tutta la loro intera lunghezza in modo da udire qualsiasi rumore di passi nemici che facilitassero l’evacuazione ed anche così facilitare le comunicazioni interne.

Alcuni gallerie sono aperte al pubblico per visitarle. Di fronte al castello sorge la statua di Blas De Lezo.

Fuerte de San Sebastian del Pastelillo

Venne costruito alla metà del XVI sec all’estremità occidentale dell’isola di Manga, subito dopo il ponte di Getsemani. Piccolo forte che ospita il Club de Pesca, con un porticciolo dove ormeggiano imbarcazioni locali e straniere.

Convento de la Popa

Su una collina di circa 150 m, che per la sua forma ricorda la poppa di una nave e da cui deriva il soprannome del convento. E’ il punto più alto della città da cui si gode di un bellissimo panorama.

Il vero nome è il Convento di Nostra Signoria della Candelaria, fondato nel 1607 dai padri agostiniani era di dimensioni più modeste con una piccola cappella in legno, che venne sostiuita da una struttura più imponente due secoli dopo.

La statua della Vergine de la Candelaria, santa patrona della città, si trova nella cappella.

La festa della padrona cade il 2 febbraio.

Isola di Manga

Zona residenziale della città con nuove abitazioni rispetto a quelle coloniali della città vecchia che risalgono al periodo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento dove si nota un forte influenza islamica. Sull’isola si può visitare anche il Cementerio de la Cruz, con le sue antiche tombe decorate.

Feste e manifestazioni

Fiera Taurina: si svolge presso l’arena di Av. Pedro de Heredia durante la prima settimana di Gennaio.

Festa di Nostra Signora de la Candelaria: il 02 Febbraio, si svolge con una bellissima processione presso il convento de la Popa, durante la quale i fedeli sfilano con candele accese. Le celebrazioni iniziano 9 giorni prima, con pellegrinaggi al convento.

Festival Internazionale del Cinema (Marzo/Aprile) solitamente una settimana prima di Pasqua, dove vengono consegnate ai vincitori le statuette dell’India Catalina.

Concorso Nazionale di Bellezza (novembre) con l’elezione di Miss Colombia che si svolge l’11 Novembre. La festa inizia diversi giorni prima con balli in strada, musica e sfilate in costume, viene chiamata anche Carnevale di Cartagena.

La visita della città può essere fatta a bordo di chivas (gli originali autobus colorati) o con carrozze trainate da cavalli anche con uscite notturne.

Cartagena offre buone strutture alberghiere con alberghi più economici nel quartiere di Getsemani, eleganti e raffinati nella zona di El Centro e San Diego.

Divertimenti a più non posso diversi bar, taverne,disco

Cartagena: i Caraibi firmati dai grandi architetti

Monasteri secienteschi diventati hotel di lusso, grandi cupole che fanno da sfondo a piscine notturne, antiquari, scrittori da Nobel, movida tutta la notte ed elogio dell’ozio creativo. La città del nord della Colombia sta vivendo una nuova vita. E chi la scopre per primo…

Di Cristiana Ceci e foto di Fausto Giaccone

E’ meglio arrivarci di notte a Cartagena, per entrare nei Caraibi colombiani dalla porta principale, tuffandosi subito nella sua contagiosa movida. La cittadina affacciata sul mare si anima al tramonto e resta viva fino all’alba. Una cena a lume di candela, champagne, aragoste, filetto di dentice in salsa al tamarindo sulla terrazza del ristorante La Vitrola, è l’ideale per iniziare il viaggio.

Ed elettrizzante è poi perdersi passeggiando sotto le celebri mura che racchiudono la città. O nelle piazzette dai bistrò gremiti dove si fa sosta a ritmo di salsa per un mojito after dinner, nel tepore salmastro che perdura anche in piena notte.

Di giorno, quando il sole intenso dei tropici accende i colori, Cartagena rivela l’altro suo volto, piu’ compassato e chic:quello di gioiello di architettura coloniale spagnola, tanto da essere stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Chi l’ha fondata e portata allo splendore nel 1533, Pedro De Heredia, ha rilevato intuito e buon gusto: posizione strepitosa sul mare, chiese, palazzi e dimore coloniale pregiatissime, una città vecchia che nei secoli si é arricchita di boutique, locali, musei, nei due quartieri principali di El Centro e San Diego.

Pare un set cinematografico d’eccezione e non a caso: infatti proprio qui sono in corso le riprese del film tratto dal romanzo “L’amore al tempo del colera” di Gabriel Garcia Marquez, il più celebre scrittore colombiano che tuttora torna spesso a Cartagena, nella sua villa. Il film che uscirà a primavera nelle sale italiane é interpretato da Vittoria Mezzogiorno, che di questi tempi non di rado capita di incontrare mentre passeggia per le vie del centro.

Tra le residenze coloniali spicca casa Roman, firmata nel 1920 dall’architetto Alfredo Badenes, un tempo di proprietà degli spagnoli Enrique Romlin del Castillo e Catalina Velez de Romlin e tuttora abitata dai suoi eredi.Oltre che ammirarla, qui si possono organizzare eventi e cene private esclusive nelle sale impreziosite da azulejos, colonne, capitelli e balaustre in puro stile ispanico-moresco.

Ma per vivere in modo pieno il sottile languore della città, si può anche optare per quella esclusiva forma di lusso che è l’ozio indiscriminato. Basta decidere di soggiornare nel miglior hotel della città, il Santa Clara, recupero di design di un convento del XVII secolo.

E scegliere una delle suite arredate con mobili d’antiquariato, fare colazione nel patio sorseggiando succhi di mango e papaia, concedersi un autentico sigaro habana nel lounge bar EI Coro: pigri rituali all’ombra di una vegetazione lussureggiante, durante i quali è facile ritrovarsi faccia a faccia con i tucani, per nulla spaventati dalla presenza umana.

Poi la grande piscina scoperta della nuova ala dell’hotel è a disposizione degli ospiti, insieme a una raffinata spa appena inaugurata: oltre mille metri quadrati, con terrazza-solarium sul mare e un’attrezzata sala fitness. Da provare i trattamenti che utilizzano prodotti provenienti dalla foresta amazzonica, come l’acai (un frutto dalle proprietà vitaminizzanti e antiossidanti), usato per massaggi sul corpo.

Una volta rimessi in forma, si può salpare verso la costellazione di piccole isole che punteggiano questo spicchio di Caraibi. Per organizzarsi bisogna dirigersi verso la zona del porto di Cartagena, di recente citata dalla prestigiosa rivista americana Dream World Cruise Destination come una delle sei migliori destinazioni crocieristiche del mondo in termini di ospitalità; e una volta al porto, bisogna puntare verso il circolo nautico Club de pesca dove si noleggiano yacht e barche a vela (si può anche cenare nell’omonimo ristorante dove il pesce è rigorosamente di giornata).

E subito si è pronti a navigare verso la Playa Bianca sulla vicina Isola Barù, spiaggia sterminata e bianchissima, o verso le Isole del Rosario, una trentina di atolli corallini a meno di un’ora da Cartagena, parte del grande parco nazionale sottomarino di Corales del Rosario. Nel mare con i colori cangianti dal turchese chiarissimo al verde intenso, si aprono piccole baie e spiagge mai affollate, spesso deserte.

Se non si ha voglia di dormire a bordo, 1’Isla Grande offre un’alternativa di charme: l’Hotel San Pedro de Majagua mette a disposizione un ristorante open air ed eleganti dependance all’ombra di secolari alberi di caucciù. Lasciarsi tentare dalle amache è facile, l’occasione giusta per prendersi del tempo e ammirare la natura tropicale in tutta la sua esuberanza: l’isola è costellata di banyan spettacolari, con i rami che si tuffano nella terra rispuntando poco oltre a creare altri alberi.

L’intreccio disegna un bosco che pare un’installazione d’arte contemporanea, punteggiata dai fiori bianchi degli alberi majagua. L’hotel è dotato anche di un diving center per chi ha voglia di esplorare la barriera corallina. E ne vale la pena perche la zona vanta una biodiversità straordinaria, con 52 specie di coralli che formano uno dei paesaggi subacquei più ricchi e variegati dell’intera costa caraibica. Ed esplorando la Laguna Encantada, si nuota in una foresta in parte sommersa di mangrovie che accolgono fra le radici piccoli pesci, alghe, crostacei.

Santa Marta è un’altra tappa immancabile. Si raggiunge in auto o in barca veleggiando verso nord. Qui si può approfittare del campo da golf dell’Irotama Resort e della sua spiaggia privata, e il giorno dopo trascorrere una giornata sulla Playa Grande nel vicino villaggio di Taganga.

Quindi si può proseguire alla volta del Parque Nacional Tayrona: una riserva protetta di 15mila ettari, di cui 3mila marini, dove la Sierra Nevada de Santa Marta si tuffa nell’oceano dipingendo un paesaggio unico. È la montagna costiera più alta del mondo, la foresta pluviale si inerpica verso il cielo per poi buttarsi in un mare vivo. Enormi massi tondeggianti, levigati dalle onde, tratteggiano il paesaggio a Cañaveral.

Poco oltre la località di Arrecifes si arriva a La Piscina: qui l’oceano si acquieta perché entra in una baia profonda, separata dal mare aperto da una catena rocciosa sotterranea, e l’acqua diventa più chiara.

Ma è già tempo rimettere la prua in direzione di Cartagena:le strette viuzze della città vecchia, i chiostri, le piazze, i bistrot sono già pronti a farsi sedurre da una nuova notte caraibica.

Davanti a Cartagena, e lungo tutta la costa accanto, si possono trovare spiagge bianche (ma non sempre bellissime). Per ritagliarsi una pausa strettamente marina bisogna abbandonare la terraferma e dirigersi alla volta delle isole che sbucano di fronte alla costa. Le più belle sono quelle che compongono l’arcipelago del Rosario, ventisette atolli tra cui spicca quello del Pirata, e non solo per l’appeal di mare chiaro e spiagge intatte, bordate da file di palme.

E’ lì, infatti, che si trova l’unico albergo della zona, otto capanne arredate in stile sobrio-raffinato con tetto in paglia e pareti in legno traforato. E’ davvero l’isola tropicale dell’immaginario collettivo. Le turbolenze della Colombia sono lontane anni luce, da lì. Perfino Cartagena sembra un altro mondo.

Cristiana Ceci

Estratto da “Capital” n.323 del gennaio 2007

Cartagena, gioiello tropicale

Di Gabriella Saba e foto di Fausto Giaccone/Contrasto

La più bella ( e la più sicura) città di un Paese difficile come la Colombia.Un labirinto in stile coloniale,tra sapori e colori che non dimentichi.

Cartagena somiglia a una cartolina ingiallita i cui contorni sfumano a mano a mano che cala la sera, e chiese e palazzi si tingono della luce opaca dei lampioni fiochi, schierati lungo le strade come filari. La città più bella di un paese difficile come la Colombia (e la più sicura ,la sola in cui si possa girare a ogni ora senza problemi),presenta una faccia diversa a seconda che la si guardi di giorno o al buio:inondata di sole fino al tramonto,è avvolta la sera in un gioco di luci e ombre che scopre solo a metà le forme delle case, lasciando mezza Cartagena nel mistero.

Un po’ L’Avana e un po’ Antigua, per di più affacciata sul mare (quello dei Caraibi, cioè la Costa settentrionale della Colombia), Cartagena è il più imprevedibile gioiello coloniale. Vent’anni fa l’Unesco l’ha dichiarata patrimonio dell’umanità e da allora ne ha ricostruito le piazze distrutte, gli edifìci sbiaditi dal tempo e dall’incuria, trasformandola nella versione più tipica (e più realistica) del sogno tropicale; un centro perfetto e curatissimo chiuso intorno a una miriade di slarghi grandi e piccol, fontane e case color pastello di cui si intravedono dalla strada i patii pieni di fiori, vie sottili lungo cui sfilano le palme che sfiorano il cielo.

Non è solo una questione architettonica, il fascino di Cartagena. La rinascita estetica della città (unito all’appeal di Gabriel Garcia Marquez, che vi ha vissuto per molti anni pur non essendo nato qui ma ad Aracataca), ha favorito l’arrivo di artisti da tutta la Colombia. Tanto che oggi la capitale della regione di Bolivar è diventata una sorta di buen retiro di musicisti più o meno noti (oltre che di oltre 150 italiani che l’hanno eletta come proprio rifugio tropicale), che trovano ispirazione in questo luogo languido in cui il tempo si trascina lentissimo al ritmo di vallenato e champeta, le melodie locali.

Ogni anno vi si svolge un festival del cinema di una certa importanza, e in ottobre le sfilate delle reinas (le candidate alle elezioni di Miss Colombia) riempiono la città di colori e allegria.

Conoscerla in calesse

Il giro rituale comincia dal centro e lì di solito finisce (la periferia, in cui vive il 70 per cento degli abitanti, come quella di qualunque città è piuttosto anonima). La maggior parte dei turisti lo percorre in calesse, un modo improbabile e comodissimo per visitarlo in poco tempo (è però abbastanza piccolo da poterlo percorrere anche a piedi).

Una parte di Cartagena, quella costruita tra il Cinquecento e il Settecento, è circondata da mura massicce e si affaccia sul mare. Proprio accanto, a oriente, si trovano i quartieri di Boca Grande (alberghi moderni anche questi sul mare), del Laguito (ancora alberghi e palazzi moderni intorno a una laguna mignon) e la zona di Castillogrande (villette moderne con stralci di giardini che guardano una spiaggia lunga e tranquilla).

E’ però intorno alla plaza Bolivar (oltre che alla plaza San Diego, San Pedro e agli altri slarghi della vecchia città) che si snoda il centro vero e proprio: uno spazio bellissimo su cui si affacciano case coloniali del Sedicesimo secolo eleganti e splendide, arricchite da balconcini in legno scuro e sormontate da tettoie in tegole.

E’ uno dei luoghi di ritrovo cittadini in cui vecchi e bambini giocano all’ ajedrez, versione locale degli scacchi, e gente di ogni età si attarda a prendere il fresco nelle panchine. Intorno, strade sottili corrono tra palazzi omogenei, chiari e vagamente magici, riportati allo splendore di un tempo: la legge stabilisce che gli edifici possono essere ritoccati solo all’interno e impone di lasciarne intatta la struttura. Continui il giro e ti sembra di ritrovare sempre la stessa piazza, le stesse case, la città che ripete se stessa all’infinito.

Vita all’aperto

A poche centinaia di metri ecco infatti la plaza Santa Teresa, un’altra tra le mete immancabili: uno spiazzo quadrangolare con tanto di bastione in pietra a ridosso del quale si allungano tavolini e piante e su cui si affaccia un palazzo del Settecento.

Una passeggiata di pochi minuti porta al quartiere san Diego, chiuso intorno alla plaza San Diego: una specie di fotocopia delle altre (piante tropicali, archi e balconcini che sbucano dalle facciate coloniali), ma ancora più viva per i bar, i tavolini all’aperto affollati fino a notte inoltrata.

Fiore all’occhiello qui è l’Hotel Santa Clara, uno dei più raffinati di Cartagena, un monastero ristrutturato. Sempre nel quartiere San Diego si trova la Bobedas, il grande mercato artigianale (piuttosto turistico ma non privo di fascino): 23 negozi a ridosso di 42 arcate in cui è possibile scoprire prodotti artigianali interessanti in mezzo a molta paccotiglia.

Musicisti e scrittori

Inevitabile, continuando il giro, imbattersi nella plaza Santo Domingo, una facciata della quale è interamente occupata dalla chiesa omonima, la prima costruita a Cartagena. Occupata dai tavolini di ristoranti e bar (su un lato c’è l’immancabile scultura di Botero) e affollata dai suonatori di Son (una forma di salsa) e da venditori rasta, è tra i luoghi preferiti di cartagensi e turisti.

Spostandosi verso il lungomare la casa di Gabriel Garcia Marquez sbuca all’improvviso con la sua struttura stravagante: circondata da mura gialle, è una sorta di gigantesco bunker in cui lo scrittore si fa vivo raramente, frustrando le aspettative dei curiosi. Esaurito il giro del centro più glorioso, vale la pena di fare una puntata fino a Getsemani, il quartiere antico e popolare della città vecchia, ex zona malfamata che oggi ospita alcune delle discoteche più alla moda (per esempio il Mister Babilla, frequentatissimo fino all’alba, con tanto di spettacoli e gente che balla sui tavoli): case popolari coloratissime, costruite nel Seicento, schierate di fronte al porto, con i loro balconcini in legno.

La magia di Cartagena comunque pervade anche quartieri che non godono certo del suo consolidato fascino storico-coloniale. Prendiamo la Boquilla. E’ una zona popolare fuori città, che si apre su una spiaggia lunga e scura in cui stazionano grandi barche in legno e su cui guardano i ristorantini di pesce ricavati all’ interno di baracchini colorati e frequentati, il sabato e la domenica, dai cartagenesi di tutte le classi sociali.

Motivo: il pesce appena pescato dagli stessi gestori dei baracchini (va da se che il servizio è piuttosto spartano).

Ristorantini a parte, la Boquilla è un autentico incanto, per lo meno nel suo genere: casette in legno
spiccano in mezzo a fazzoletti di giardini che si sfilacciano sulla strada, occasionali sprazzi di verde e fiori rossi, stradine di terra che si trascinano, tra mille curve, fino alla spiaggia e su cui arrancano pulmini sgangherati e coloratissimi.

Nel quartiere di Manga, invece, a ovest rispetto al centro, in stile moresco, le case chiare e sontuose, tutte colonne e archi, offrono uno spaccato magnifico di architettura repubblicana.

Isole da favola

Davanti a Cartagena, e lungo tutta la costa accanto, si possono trovare spiagge bianche (ma non sempre bellissime). Per ritagliarsi una pausa strettamente marina bisogna abbandonare la terraferma e dirigersi alla volta delle isole che sbucano di fronte alla costa.

Le più belle sono quelle che compongono l’arcipelago del Rosario, ventisette atolli tra cui spicca quello del Pirata, e non solo per l’appeal di mare chiaro e spiagge intatte, bordate da file di palme.

E’ lì, infatti, che si trova l’unico albergo della zona, otto capanne arredate in stile sobrio-raffinato con tetto in paglia e pareti in legno traforato. E’ davvero l’isola tropicale dell’immaginario collettivo. Le turbolenze della Colombia sono lontane anni luce, da lì. Perfino Cartagena sembra un altro mondo.

Gabriella Saba

Estratto da “Grazia” n.40 del 04/10/2005

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