Cartagena, gioiello tropicale

Cartagena, gioiello tropicale

Di Gabriella Saba e foto di Fausto Giaccone/Contrasto

 

La più bella ( e la più sicura) città di un Paese difficile come la Colombia.Un labirinto in stile coloniale,tra sapori e colori che non dimentichi.
Cartagena somiglia a una cartolina ingiallita i cui contorni sfumano a mano a mano che cala la sera, e chiese e palazzi si tingono della luce opaca dei lampioni fiochi,schierati lungo le strade come filari. La città più bella di un paese difficile come la Colombia (e la più sicura ,la sola in cui si possa girare a ogni ora senza problemi),presenta una faccia diversa a seconda che la si guardi di giorno o al buio:inondata di sole fino al tramonto,è avvolta la sera in un gioco di luci e ombre che scopre solo a metà le forme delle case,lasciando mezza Cartagena nel mistero.
Un po’ L’Avana e un po’ Antigua, per di più affacciata sul mare (quello dei Caraibi, cioè la Costa settentrionale della Colombia), Cartagena è il più imprevedibile gioiello coloniale. Vent’anni fa l’Unesco l’ha dichiarata patrimonio dell’umanità e da allora ne ha ricostruito le piazze distrutte, gli edifìci sbiaditi dal tempo e dall’incuria, trasformandola nella versione più tipica (e più realistica) del sogno tropicale; un centro perfetto e curatissimo chiuso intorno a una miriade di slarghi grandi e piccol, fontane e case color pastello di cui si intravedono dalla strada i patii pieni di fiori, vie sottili lungo cui sfilano le palme che sfiorano il cielo.Non è solo una questione architettonica, il fascino di Cartagena. La rinascita estetica della città (unitoall’apeal di Gabriel Garcia Marquez, che vi ha vissuto per molti anni pur non essendo nato qui ma ad Aracataca), ha favorito l’arrivo di artisti da tutta la Colombia. Tanto che oggi la capitale della regione di Bolivar è diventata una sorta di buen retiro di musicisti più o meno noti (oltre che di oltre 150 italiani che l’hanno eletta come proprio rifugio tropicale), che trovano ispirazione in questo luogo languido in cui il tempo si trascina lentissimo al ritmo di vallenato e champeta, le melodie locali. Ogni anno vi si svolge un festival del cinema di una certa importanza, e in ottobre le sfilate delle reinas (le candidate alle elezioni di Miss Colombia) riempiono la città di colori e allegria.

 

Conoscerla in calesse
Il giro rituale comincia dal centro e lì di solito finisce (la periferia, in cui vive il 70 per cento degli abitanti, come quella di qualunque città è piuttosto anonima). La maggior parte dei turisti lo percorre in calesse, un modo improbabile e comodissimo per visitarlo in poco tempo(è però abbastanza piccolo da poterlo percorrere anche a piedi). Una parte di Cartagena, quella costruita tra il Cinquecento e il Settecento, è circondata da mura massicce e si affaccia sul mare. Proprio accanto, a oriente, si trovano i quartieri di Boca Grande (alberghi moderni anche questi sul mare), del Laguito (ancora alberghi e palazzi moderni intorno a una laguna mignon) e la zona di Castillogrande (villette moderne con stralci di giardini che guardano una spiaggia lunga e tranquilla).E’ però intorno alla plaza Bolivar (oltre che alla plaza San Diego, San Pedro e agli altri slarghi della vecchia città) che si snoda il centro vero e proprio: uno spazio bellissimo su cui si affacciano case coloniali del Sedicesimo secolo eleganti e splendide, arricchite da balconcini in legno scuro e sormontate da tettoie in tegole. E’ uno dei luoghi di ritrovo cittadini in cui vecchi e bambini giocano all’ ajedrez,versione locale degli scacchi, e gente di ogni età si attarda a prendere il fresco nelle panchine. Intorno, strade sottili corrono tra palazzi omogenei, chiari e vagamente magici, riportati allo splendore di un tempo: la legge stabilisce che gli edifici possono essere ritoccati solo all’interno e impone di lasciarne intatta la struttura. Continui il giro e ti sembra di ritrovare sempre la stessa piazza, le stesse case, la città che ripete se stessa all’infinito.

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