Gabriel Garcia Marquez

 

Autore Colombiano di sorprendente abilità è ritenuto da molti uno dei più grandi scrittori del xx secolo, Gabriel Garcia Marquez, cominciò la sua carriera come giornalista. Fu sollecitato dalle negative recensioni degli scrittori sud americani del tempo.
Il risultato fu il breve racconto “La terza rassegnazione”. Le recensioni del racconto furono positive e l’impatto molto forte, quel racconto rappresentò l’inizio di una seconda generazione di scrittori nella America Latina.

Le sue storie tristi e misteriose furono influenzate pesantemente da Franz Kafka, e furono la preparazione di un giovane scrittore che diventerà poi premio Nobel nel 1982.

Nel 1967 Marquez scrisse “Cent’anni di solitudine” , che lo porterà ad essere considerato uno dei più grandi scrittori del nostro secolo. L’idea era di scrivere una storia riguardante diverse generazioni di una famiglia colombiana, e narrarne le avventure in un clima di mistero e soprannaturale

La solitudine e l’incomunicabilità nella provincia sud Americana sono temi trattati frequentemente. Molte delle storie di Marquez sono ambientate in una cittadina inventata, chiamata Macondo, che si suppone possa rispecchiare la città natale dello scrittore, Anacataca.

Marquez può essere considerato uno dei maggiori esponenti del “Realismo magico”, cioè la capacità di narrare fatti generalmente della realtà storica Latina Americana, mediante degli artifici letterari deltutto magici .

Gli ultimi anni

Nel 2012 l’amico Plinio Mendoza dichiarò che lo scrittore era stato colpito dalla malattia di Alzheimer (patologia che aveva già portato alla morte la madre dello scrittore nel 2002, all’età di 97 anni) e che pertanto non avrebbe potuto più scrivere. La notizia fu confermata dal fratello Jaime, secondo il quale “Gabo” era affetto da demenza senile, ma non dalla moglie, secondo cui i problemi di memoria erano quelli fisiologici delle persone anziane. Lo stesso scrittore ha dichiarato alla stampa, per il suo 86º compleanno, il 6 marzo 2013, di essere “molto felice” di essere arrivato a quest’età, senza fare cenno alla presunta malattia.García Márquez è ricomparso in pubblico il 30 settembre 2013, in buone condizioni di salute. Il 17 aprile 2014 Garcia Marquez è morto all’età di 87 anni in una clinica di Città del Messico, dove era stato ricoverato pochi giorni prima per un problema respiratorio e un’infezione alle vie urinarie.Per commemorare la scomparsa del premio nobel colombiano, il presidente Juan Manuel Santos ha disposto il lutto nazionale per tre giorni.

 

BIOGRAFIA E OPERE

Gabriel Garcia Marquez nasce ad Aracataca il 6 marzo del 1928, un piccolo villaggio della Colombia ,a circa 80 Km dalla città caraibica di Santa Marta, dove viene allevato dai nonni.
Nel 1947 inizia i suoi studi all’Università di Bogotà, alla facoltà di giurisprudenza, e nello stesso anno pubblica il suo primo racconto “La tercera resignacion” sul giornale El Espectator.
Nel 1948 si trasferisce a Cartagena in seguito alla chiusura dell’Università Nazionale, e comincia il suo lavoro come giornalista al El Universal.
Intanto collabora con diversi altri giornali e riviste americane ma anche europee.

Intanto si lega ad un gruppo di giovani scrittori, e insieme leggono avidamente i romanzi di Kafka, Faulkner, Virginia Woolf. Nel 1954 torna nuovamente a Bogotà come giornalista de “El Espectador” e, nello stesso anno, pubblica il racconto “Foglie morte”. L’anno successivo trascorre alcuni mesi a Roma, dove segue dei corsi di regia, in seguito si trasferisce a Parigi. Nel 1958 sposa Mercedes Barcha e, dopo la vittoria di Fidel Castro, visita Cuba e lavora (prima a Bogotà, poi a New York) per l’agenzia “Prensa latina”, fondata dallo stesso Castro.
A Città del Messico, nel 1962, scrive il suo primo libro “I funerali della Mama Grande” che contiene anche “Nessuno scrive al colonnello” , lavori con i quali si comincia a delineare il fantastico mondo di Macondo.
Nel 1967, pubblica “Cent’anni di solitudine”, che ebbe subito un grande supporto da parte della critica e che consacrò Marquez come uno dei più grandi scrittori del nostro secolo.
Marquez scrisse così anche “L’autunno del patriarca”, “Cronaca di una morte annunciata”, “L’amore ai tempi del colera” , fino al Premio Nobel nel 1982. Risiede attualmente a città del Messico dal 1976.
Una delle sue ultime opere è: DELL’AMORE E DEGLI ALTRI DEMONI (1994).

Cronaca di una morte annunciata

Questo libro è quel che dice il titolo: una cronaca. l’autore, G. G. Marquez, è il narratore e serve da interlocutor per parlare con tutta la gente di Santiago Nasar.
Ci parla di tutti gli eventi che sono successi prima della sua morte e ci presenta molte persone importanti. Questo libro è pieno di ironia e coincidenze. Quasi tutta la gente, anche il protagonista stesso, sa che Santiago sta per morire. Egli lo sa perché ha sognato la sua morte e la gente lo sa perché i fratelli Vicario lo hanno detto da tutte le parti. L’ironia sta nel fatto che i fratelli non desiderino uccidere Santiago. Fino a poche ore prima loro stavano celebrando una festa di nozze con lui e tutti si divertivano. Dopo desideravano proteggere solo l’onore della sorella e della famiglia, niente di più. Per questo pongono un’attenta cura nell’annunciare a voce alta quello che stanno per fare in modo che qualcuno li fermi. Però non succede nulla, nessuno se ne cura né fa alcunché. E’ come se morire fosse il destino di Santiago Nasar: ha sedotto la sorella dei Vicario quindi loro devono ucciderlo secondo le regole della loro società. E’ il punto d’onore. G.G.Marquez raggiunge il suo maggior effetto nel libro giocando con il tempo. Passa dal passato al presente per andare ad un passato ancora più remoto. Ci insegna che il tempo è una cosa molto fluida e non rigida. Tutto può essere intercambiabile e tuttavia può essere capito.

CENT’ANNI DI SOLITUDINE

Cent’anni di solitudine è il libro più famoso della letteratura sudamericana con cui G. G. Márquez vinse, nel 1982, il premio Nobel.
Nei modi delle narrazioni e delle mitologie familiari, mescolando realtà e leggenda, verità e fiaba il libro svolge la saga fantastica e paradossale dei Buendía, nell’arco di sei generazioni, sullo sfondo dell’immaginario ma emblematico paese di Macondo.
La famiglia è oppressa dalla superstiziosa paura di generare un figlio con la coda di maiale, poiché il capostipite e fondatore della città, José Arcadio, contravvenendo alle leggi di natura, ha sposato la cugina Ursula.
Un destino di decadenza minaccia d’altra parte tutto il paese da quando, uscendo dal suo isolamento per entrare in contatto con la Storia, Macondo comincia a conoscere la violenza e lo sfruttamento, le guerre ed il colonialismo, la miseria ed il sottosviluppo.
A tal proposito “tante incertezze tante lusinghe e sventure, e tanti cambiamenti, calamità e nostalgie” porteranno alla tranquilla cittadina i tentativi di apertura al mondo esterno fatti da José Arcadio Secondo e da Aureliano Triste: “La zattera di tronchi”, che trasporta “un gruppo di splendide matrone francesi, le cui arti magnifiche cambiarono i metodi tradizionali dell’amore” rappresenta infatti il “primo e ultimo battello che mai attraccò nel villaggio”. Medesima funzione ha “l’innocente treno giallo”, veicolo di mutamenti e sventure nella regione.
Inoltre, pur con una veste fiabesca, il romanzo rimanda alla realtà storica dei Paesi latino-americani, sconvolti, assoggettati e annientati dall’imperialismo dei Paesi moderni e tecnologicamente avanzati come gli Stati Uniti, dilaniati dalle guerre civili, oppressi dalle dittature, condannati al sottosviluppo economico o addirittura cancellati nelle loro antiche culture e tradizioni indigene.
García Marquez non solo incarna il ricordo del suo paese natale Aracataca – oggi desolato ed un tempo luogo dello splendido benessere portato dalle piantagioni di banane – e quello della grande casa avita affollata di esseri reali e fantasmi, ma mette in rilievo anche le caratteristiche della persistenza del mai scomparso e aggrovigliato e quindi ossessivo colonialismo.
E in Macondo vede in sintesi – microcosmo che rispecchia un macrocosmo – le vicende di memoria e di oblio, di speranza e di disperazione nelle quali si dibatte un universo che soffre di cento anni e piú di solitudine e di arretratezza”.
I temi della narrativa del nostro scrittore sono tutti desunti dal mondo latino-americano: il suo impatto con la civiltà moderna, la resistenza alle forze esterne che lo sovvertono e lo sfruttano, la sete di giustizia, l’attaccamento disperato alla propria identità.
Di questo mondo egli spesso coglie gli aspetti piú originari, che magari ai nostri occhi possono risultare primitivi ed incredibilmente insoliti, sostituendo una realtà oggettiva ad uno spazio fantastico e rappresentando un impasto narrativo sempre ai limiti dell’onirico.
Bisogna poi affermare che il ritmo ciclico e iterativo della narrazione è una caratteristica fondamentale che crea un tempo ed uno spazio immaginari.
Si può parlare pertanto di “realismo magico” o di “reale meraviglioso” per sottolineare l’esuberanza di fantasia, il simbolismo, il complesso gioco di piani cronologici, l’accostamento di spunti che sanno di mitologico a particolari di crudo verismo. Ne risulta uno stile personalissimo, che ci riporta alla cultura sudamericana, connotato sempre di aspetti altamente suggestivi ed incantati.
Fiabesco è, per esempio, il tempo che non procede, ma si ripete in sequenze sempre uguali protraendo le vite degli uomini fuori dai loro limiti naturali. Notano infatti Ursula e Pilar Ternera, le due matriarche, legittima e illegittima, della stirpe: “È come se il tempo continuasse a girarci in giro e fossimo tornati al principio”. D’altra parta la “storia della famiglia era un ingranaggio di ripetizioni irreparabili”.
Fiabeschi sono i personaggi che non hanno nulla di naturalistico, ma rappresentano, esasperandoli e ingigantendoli, alcuni caratteri umani: Ursula raffigura, per esempio, la laboriosità della matriarca; il colonnello Aureliano la violenza; Remedios la purezza. Favoloso è pure lo spazio che nasce dalla trasfigurazione dei ricordi e che sconvolge le fila del tempo. Da un lato troviamo infatti “l’irrompere della fantasia nel passato di ognuno, via via che questo si cancella”, dall’altro le ricorrenti proiezioni: Cosí nel romanzo, presente, passato e futuro si mescolano liberamente in un gioco di anticipazioni e dilazioni che stravolgono l’ordine cronologico, e forse anche logico, con cui i fatti accadono. Vi sono “due tipi di tempo: un tempo mentale, che scavalcando gli anni congiunge momenti di piú intensa coscienza, ed un tempo – calendario, soggetto a regolari misure”.
Per questo, trascende i limiti geografici e si concentra in una visione della vita valida per tutti il suo chiaro e forte messaggio, che è nel contempo un’amara e cruda constatazione: la civiltà e il progresso sottraggono all’uomo la sua intima armonia e semplicità.

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