Storia della Colombia

La Colombia prende il nome da Cristoforo Colombo che in realtà non la vide mai, però fu lo scopritore delle Americhe. La gente del posto per divertirsi inverte le lettere iniziali al nome del navigatore genovese chiamandola Locombia: paese pazzo.

Storia della Colombia

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La Colombia è uno dei paesi più vari del Sud America sia per la sua flora e fauna, ma anche per le sue genti che formano una variegata tavolozza di tipologie etniche e racchiude in sé molti dei caratteri degli altri stati dell’America Latina.

Tracce Precolombiane

I primi abitanti del continente furono gruppi di indios provenienti dall’America settentrionale e centrale, i quali occuparono alcune aree della regione delle Ande, delle coste del Pacifico e dei Caraibi.

Di queste civiltà si conosce molto poco e tre sono al momento i siti archeologici che rivelano le loro testimonianze: San Augustin, Tierradentro e Ciudad Perdida.

Fra le civiltà più notevoli possiamo citare: Tayrona, Sinù, Muisca, Quimbaya, Tolima, Calima, Tierradentro, San Augustìn, Nariño e Tumaco. Alcune testimonianze di popoli ancora più antichi, del 3000 a.C. circa, vennero rinvenute a puerto Hormiga, vicino a Cartagena.

San Augustìn è uno dei centri rituali più straordinari del Sud America, famoso per le tombe e le statue monolitiche. Questa civiltà si sviluppò tra il VI e il XIV sec. d.C., quindi molto tempo prima della conquista spagnola, infatti il sito era completamente coperto dalla vegetazione fino alla metà del XVIII sec. quando venne scoperto. Da allora San Augustìn ha suscitato l’interesse di notevoli archeologi.

Un’altra civiltà che sviluppò riti funerari fu Tierradentro. Gli indios di questa civiltà conservavano le ceneri degli antenati tribali in tombe sotterranee scavate nella roccia, le pareti e le volte di queste camere funerarie venivano decorate con pitture.

La civiltà Muisca deve la sua fama per il mito spagnolo di El Dorado. Infatti questa civiltà, che si sviluppò intorno al III sec. a.C., era rinomata per la fertilità del suolo, per la ricchezza di miniere di sale e smeraldi.

La leggenda dell’El Dorado venne collegata ai Muisca e alla loro famosa Laguna di Guatavita. Gli indios gettavano qui offerte d’oro per i loro rituali. In realtà qui di oro ne venne trovato ben poco.

I Muisca spesso vengono chiamati erroneamente Chibcha, questo perché costituirono il gruppo più importante della famiglia linguistica Chibcha. Questa civiltà era stanziata nella zona che ora occupa i dipartimenti amministrativi di Cundinamarca e di Boyacà.

I Muisca avevano una struttura sociale e politica di tipo piramidale, erano artigiani esperti per la qualità tecnica delle loro terracotte e la varietà delle decorazioni dei loro lavori di oreficeria e tessuti di cotone. Gli spagnoli distrussero gran parte dei loro centri rituali.

La civiltà Tayrona si sviluppò a partire dal V sec. d.C. nella Sierra Nevada de Santa Marta. La sua grandezza in fatto di costruzioni e di pianificazioni urbanistiche fu riconosciuta soltanto dopo la scoperta di Ciudad Perdida nel 1975. Si pensa sia stata la loro capitale ed è una delle più estese città antiche mai scoperte nelle Americhe. Situata nei pendii nel cuore della rigogliosa foresta pluviale, consiste in diverse centinaia di terrazze in pietra unite fra loro da un sistema di scale.

I Tayrona si caratterizzano per la cura minuziosa dei particolari nelle loro opere e per la semplicità delle linee. I Tayrona usarono molto raramente l’oro nella realizzazione dei loro oggetti di oreficeria, optavano invece per una lega di rame ed oro.

Impiegavano per gli oggetti decorativi e cerimoniali il quarzo, il cristalli di roccia ed altre pietre semipreziose.
Gli spagnoli si resero ben presto conto della ricchezza di questa civiltà e la saccheggiarono nell’ossessiva ricerca dell’El Dorado. Gli indios si ribellarono, ma vennero annientati nel corso di quasi 100 anni di guerra.

La civiltà dei Quimbaya occupò la regione degli attuali dipartimenti di Caldas , Risaralda e Quindìo. Furono una tribù di pacifici coltivatori famosi per la perfezione nell’arte orafa. I motivi decorativi che la caratterizzavano erano le figure umane molto realistiche e le linee delicate di particolare bellezza.

I Calima vissero nelle valli del Dagua e di Calima, punto di passaggio per parecchi gruppi precolombiani, ognuno dei quali lasciò traccia nella regione. Le loro testimonianze sono state scoperte solo 50 anni fa e ad oggi le ricerche non sono ancora esaurite.

I Tolima si stanziarono nell’area attuale del dipartimento di Tolima e nella parte settentrionale di quello di Huila. I gruppi principali di questa civiltà furono i Panche a nord ed i Pijao a sud; furono eccezionali tribù guerriere che praticavano anche il cannibalismo.

I Sonù, che risalgono al I sec. d.C., occuparono le pianure Caraibiche tra i fiumi Sinù e San Jorge.

I Nariño vissero nella regione sud-occidentale della Colombia e subirono particolarmente l’influenza dei popoli Inca. Realizzarono oggetti notevoli in terracotta riccamente decorati e dipinti.

La civiltà Tumaco, sulla costa del Pacifico, è una delle più antiche della Colombia risale al X sec. a.C. circa ed é conosciuta soprattutto per l’arte erotica con il culto della fertilità. Le loro realizzazioni artistiche, specie nelle figure e nelle teste umane in ceramica, vennero influenzate dalle culture costiere dell’Ecuador, della Costa Rica, del Guatemala e del Messico.

Dalla scoperta alla morte di Bolivar

La Colombia venne scoperta da Alonso de Ojeda, compagno del secondo viaggio che Cristoforo Colombo fece nelle Americhe. Ojeda approdò al Capo de la Vela nella penisola de la Guajira nel 1499 e rimase subito abbagliato dalla ricchezza degli Indios de la Sierra Nevada de Santa Marta.

Il loro oro e le loro leggende su tesori favolosi nascosti nell’interno diedero vita al mito dell’El Dorado, un misterioso regno ricchissimo di oro. Si credeva addirittura che fosse una terra dalle montagne d’oro ricoperte di smeraldi.

Ogni qualvolta gli spagnoli incontravano indio che usavano o indossavano oggetti d’oro gridavano sempre ad un nuovo El Dorado, che comprendeva la leggendaria catena dorata della Sierra Nevada di Santa Marta, che in realtà non è mai esistita.

Le tombe degli indios Sinù, nella valle del fiume Sinù; si pensava fossero piene di oro e perfino le regioni delle pianure dei Llanos e del Rio degli Amazzoni, dove molti conquistatori trovarono solo ed esclusivamente la morte.

Attratto dalle favolose ricchezze Alonso de Ojeda decise di esplorare altre regioni costiere e navigò fino al Golfo di Urabà dove fondò San Sebastian de Urabà, il primo stanziamento spagnolo. Dopo essere stato ferito durante una battaglia con gli indios si ritirò a Santo Domingo, dove più tardi morì.

Le notizie sulla presenza di enormi ricchezze continuò a circolare e la Colombia divenne l’obiettivo di molte spedizioni. Francisco Pizarro, noto per la distruzione della civiltà Inca, cercò anche lui fortuna in Colombia.

In questo periodo si fondarono le città di Anades, Santa Cruz e la più famosa Santa Maria la Antigua, da dove Vasco Nunez de Balboa partì alla scoperta del Pacifico. Queste città oggi non esistono più, distrutte tutte dagli indios.
L’unica eccezione é Santa Marta, fondata nel 1525 da Rodrigo de Bastidas il quale aveva accompagnato Alonso de Ojeda nel suo viaggio. Santa Marta fu fondata allo scopo di avere un punto di accesso alla Sierra Nevada de Santa Marta.

All’inizio gli indio accolsero bene la venuta degli spagnoli, ma più tardi quando si resero conto che erano esclusivamente dei conquistatori che volevano portarli allo stato di schiavitù si ribellarono e nel 1532 cessarono di inviare rifornimenti alimentari alla città; molti cominciarono a morire di fame ed altri furono costretti a tornare in Spagna.

Nel 1533 Pedro de Heredia pose la prima pietra di Cartagena che diventò ben presto il principale centro commerciale. Nel 1536 tre gruppi capeggiati rispettivamente da Gonzalo Jimènez de Quesada, Sebastiàn de Belalcàzar e Nikolaus Federman iniziarono ad avanzare all’interno della Colombia attirati dai tesori degli indios.

Gonzalo Jimènez de Quesada lasciò Santa Marta e si spinse lungo la valle della Magdalena con l’intenzione di raggiungere il Perù, ma gli indios gli parlarono della presenza di ricche miniere di sale e questo gli fece cambiare idea, tanto che superata la Cordillera Orientale giunse nel territorio Muisca nel 1537.

A quel tempo i Muisca erano divisi in due clan: quello meridionale guidato dallo Zipa di Bacatà (l’odierna Bogotà) e quello settentrionale sotto lo Zaque di Hunza (l’attuale Tunja). I due capi erano divisi da dispute territoriali e questo favorì Jimènez de Quesada, il quale sconfisse i muisca senza problemi. Nel 1538 fondò Santa Fe de Bogotà. Le sue aspettattive di grandi ricchezze d’oro furono vane tanto che decise di proseguire per il Perù.

Sebastian de Belalcàzar fondò Quito, Popayan e Cali. Raggiunse Bogotà poco dopo che era stata fondata. Infine Nikolaus Federman partì dalla costa del Venezuela ed arrivo a Bogotà subito dopo Belacàzar. Vennero fondate, sempre in questi anni, Mompox (1537), Tunja (1539) e Santa Fe de Antioquia (1541).

Ben presto fra i tre conquistatori emersero delle rivalità e fu soltanto nel 1550 che Carlo V Re di Spagna creò la Real Audiencia del Nuevo Reino de Grenada, un tribunale con sede a Bogotà. Amministrativamente la colonia dipendeva dal vicereame del Perù, che governava da Lima.

Nel 1564 la Corona stabilì un nuovo sistema, la Presidencia del Nuevo Reino de Grenada con potere militare e civile ed una maggiore autonomia. Il potere era completamente incentrato nelle mani del governatore, il quale veniva nominato dal re di Spagna e comprendeva l’attuale Panama e tutta la Colombia, ad eccezione dell’attuale Nariño, Cauca e Valle che appartenevano alla giurisdizione di Quito.

La popolazione della colonia era formata all’inizio da indigeni e spagnoli, ma più avanti vennero portati anche i neri d’Africa che venivano venduti come schiavi nel porto di Cartagena. Gli schiavi venivano impiegati soprattutto nelle piantagioni o nelle miniere, sulle coste Caraibiche e del Pacifico.

Vennero importati talmente tanti neri da diventare superiori per numero alla popolazione indigena. La situazione demografica diventò ancora più complicata quando i tre gruppi iniziarono a mescolarsi dando vita a diverse fusioni, tra cui i mestizos (gente di sangue misto indio ed europeo), mulatos (africani ed europei) e zambos (indio-africani).

L’impero spagnolo continuò a crescere all’interno del Nuovo Mondo e nel 1717 Filippo V decise di dividere il virreinato del Perù in unità amministrative e territoriali. La Presidencia del Nuevo Reino de Grenada divenne un vicereame autonomo che comprendeva i territori dell’attuale Colombia, Panama, Venezuela ed Ecuador, Santa Fe de Bogotà era la capitale.

Il dominio spagnolo continuò a crescere e con lui anche il monopolio dei commerci, tasse e dogane che diedero vita, soprattutto verso la fine del XVIII sec., a ribellioni contro le autorità coloniali come la rivolta dei Comuneros a Socorro nel 1781. La rivolta venne soffocata brutalmente e segnò solo l’inizio delle grandi manifestazioni di scontento che si presentarono più avanti.

Il disagio si cominciò a sentire anche all’interno delle classi superiori dei Criollos, cioè i bianchi nati in Colombia, i quali di solito venivano esclusi dalle posizioni amministrative più prestigiose. Fu proprio durante questo periodo che prese piede una coscienza nazionale, basti ricordare la Spedizione Botanica guidata dallo scienziato Josè Celestino Mutis, il quale radunò molti dei suoi colleghi per lo studio delle ricchezze naturali del paese.

Cominciarono a formarsi non solo i primi circoli intellettuali e letterari, che si occupavano di temi non più esclusivamente spagnoli, ma anche sudamericani e che contribuirono alla formazione di un’idea di indipendenza del paese.

Nel 1794 Antonio Nariño tradusse in spagnolo “I diritti dell’uomo” di Thomas Paine. Per questo venne imprigionato in un carcere africano ma riuscì a fuggire e a ritornare clandestinamente nel suo paese. Si susseguirono poi le rivoluzioni nord-americana e francese, l’invasione della Spagna da parte di Napoleone Bonaparte, che segnarono la marcia verso l’indipendenza del paese.

Nel 1808 il Re spagnolo Ferdinando VII venne sostituito dal fratello di Napoleone, Giuseppe, che non venne accettato dalle colonie tanto che anche le città di Mompox e Cartagena rifiutarono di riconoscere il nuovo sovrano e dichiararono la propria indipendenza dalla Spagna.

A Bogotà venne istituita la Corte Suprema de la Nueva Granada, il primo ente statale centrale i cui membri dovevano essere eletti dalle diverse provincie, molte delle quali rifiutarono di mandare i loro rappresentanti e divennero sostenitrici dell’autonomia regionale.

Così cominciarono a farsi sentire le prime rivalità interne tra centralisti e federalisti, anche se entrambi erano contro la Spagna.

Nel 1812 Simon Bolivar detto “El Liberator” liberò dal dominio spagnolo il Venezuela, la Colombia, Pànama, Ecuador, Perù e Bolivia, i cosiddetti paìses bolivarianos.

Bolivar partì da Caracas, la sua città natale, e nel 1813 da Cartagena lanciò la sua campagna per conquistare il Venezuela. Contro l’esercito spagnolo vinse ben 6 battaglie, ma non riuscì a liberare Caracas e dovette ritirarsi di nuovo a Cartagena.

Intanto in Europa Napoleone venne sconfitto a Waterloo e la Spagna riprese il trono e si preparò a riconquistare le sue colonie.

Nel 1815 dopo 4 mesi di assedio, Pablo Morillo, inviato dalla Spagna con i suoi uomini, assediò Cartagena.

Nel 1817 il dominio coloniale spagnolo era stato totalmente ripristinato.

Simon Bolivar si riparò in Giamaica e riprese di nuovo le armi, entrò prima in Colombia, passando dalla Cordillera Oriental e raccogliendo una vittoria dopo l’altra.

L’ultima decisiva battaglia avvenne a Boyacà il 07 agosto del 1819 e dopo tre giorni entrò trionfalmente a Bogotà portando finalmente l’indipendenza.

Ad Angostura (odierna Ciudad Bolìvar, in Venezuela) nel 1819 si riunì il congresso rivoluzionario e i delegati proclamarono la costituzione della Gran Colombia, un nuovo stato che riuniva Venezuela, Colombia ed Ecudaor.

Fece seguito poi il congresso che si tenne a Villa del Rosario vicino Cùcuta nel 1821, dove emersero le due opposte correnti dei centralisti e dei federalisti.

Bolìvar sosteneva la costituzione di una repubblica centralizzata e Francisco de Paula Santander invece vedeva la nascita di una repubblica federale di stati sovrani.

Bolìvar impose la propria volontà e nacque così la Gran Colombia con lui come presidente e Santander suo vice.
Poiché Bolivar era occupato a combattere per l’indipendenza del Perù, il potere rimase di fatto nelle mani di Santander e ben presto si rese conto che un regime centrale non poteva essere in grado di controllare un territorio tanto vasto.

Nel 1830 la Gran Colombia si divise e nello stesso anno disilluso e malato Bolìvar morì a Santa Marta.

I cartelli della droga

I cartelli della droga sono le mafie locali che controllano il traffico illegale di droga perché, come ben sappiamo, la Colombia è il più grande produttore mondiale di cocaina, oltre ad essere al 3° posto nel mondo per la produzione di marijuana.

I più importanti cartelli sono quello di Medellin, di Cali, oltre ad altri raggruppamenti locali a Bogotà, a Santa Marta, a Bucaramanga e in altre città.

La cocaina veniva nascosta nei tacchi delle scarpe o all’interno delle fodere di valigie o cappotti e portata fuori dal paese dalle “mulas” (persone pagate appositamente per trasportare la droga).

I cartelli acquistavano la pasta di cocaina in Bolivia e in Perù e la raffinavano in laboratori clandestini per poi distribuirla negli Stati Uniti, soprattutto attraverso la Florida.

Negli anni ‘80 il cartello di Medellin divenne così potente con i suoi leader tra cui ricordiamo Pablo Escobar, Jorge Luis Ochoa, Gonzalo Rodrìguez Gacha e Carlos Lehder considerati gli uomini più potenti e ricchi del mondo, tanto da fondare non solo giornali ma anche partiti come il Movimiento Nacional Latino creato da Lehder.

Pablo Escobar finanziò addirittura la costruzione di un barrio (quartiere) per 200 famiglie povere di Medellin conquistandosi anche la fama di Robin Hood Paisa, anche per altre sue imprese.

Nel 1983 entrò in attività Tranquilandia, il più grande laboratorio di raffineria di cocaina nel mondo, situato nella zona degli Llanos che ebbe però breve durata; infatti nel 1984 la polizia capeggiata dal ministro di giustizia Rodrigo Lara Bonilla fece irruzione nel laboratorio arrestando tutti coloro che vi lavoravano e confiscando parecchi aeroplani, armi e veicoli con varie sostanze chimiche.

I capi del cartello, eccetto Lehder, si rifugiarono a Panama da dove, sempre nello stesso anno, proposero al presidente Belisario Betancur un trattato di pace offrendo i loro capitali in programmi di sviluppo nazionale e per pagare tutto il debito estero della Colombia, questo in cambio della cancellazione della pena e dell’estradizione. Il governo non accettò.

Il cartello di Medellin fece poi assassinare successivamente il loro nemico Lara Bonilla ed il governo rispose facendo entrare in vigore un trattato di estradizione firmato anni prima con gli Stati Uniti.

Nel frattempo il cartello di Medellin investì i suoi profitti in proprietà fondiarie e nell’industria creando eserciti privati che proteggessero i loro investimenti. Il più famoso di questi fu il MAS (Muerte a Secuestradores).

L’estradizione portò a successivi assassini come quello di Guillermo Cano, editore de El Espectador, il principale giornale Colombiano, oppure il giudice dell’Alta Corte di Giustizia.

Nel febbraio del 1987 la polizia anti-narcotici, coadiuvata dalla Drug Enforcement Agency (DEA) statunitense fece estradare Carlos Lehder.

La situazione divenne critica con l’uccisione del candidato presidenziale Luis Carlos Galàn nell’agosto del 1989.

Il governo dichiarò una guerra totale ai cartelli, il presidente Barco confiscò ranch, abitazioni, aeroplani ed altri valori tra cui droga ai trafficanti, i quali risposero con una campagna di terrore, incendiando le fattorie dei politici locali ad Antioquia, facendo esplodere bombe in banche, redazioni di giornali, sedi di partiti politici e case private a Bogotà, Cali, Medellin e Barranquilla.

La guerra terminò con l’uccisione di Gonzalo Rodrìguez Gacha, conosciuto come il Mexicano e famoso leader del cartello. Gli altri capi del cartello chiesero così al governo di arrivare ad un accordo che prevedeva la resa dei trafficanti di droga dichiarandosi colpevoli almeno di un crimine.

A sua volta il governo non li avrebbe estradati ed avrebbe inflitto loro una pena ridotta da scontare presso una prigione fatta costruire ad Envigado, la città natale di Pablo Escobar. L’assemblea costituzionale respinse formalmente il trattato di estradizione, Pablo Escobar venne imprigionato ed altri leader come lui.

Il narcoterrorismo ebbe un arresto, ma il traffico di droga continuò. Pablo Escobar riuscì a fuggire dalla “Catedral” nell’estate del 1992, da allora fu una continua ricerca all’uomo che portò all’incarcerazione e all’uccisione della maggior parte dei suoi collaboratori sino al Dicembre del 1993 quando venne individuato ed ucciso.

Il governo cantò finalmente vittoria sopra il cartello di Medellin, però non riuscì ad arrestare quella che era la crescita degli altri cartelli come quello di Cali che, nel 1994, si ritenne controllasse oltre l’80% del mercato di cocaina di New York.

Il cartello di Cali, guidato dai fratelli Rodrìguez Orejeula, amministrava l’industria della droga in modo più tranquillo e manageriale di quello di Medellin. A tutt’oggi il commercio di droga continua purtroppo ad esistere, a causa di tutti quei paesi detti civili che speculano sul consumo della droga e non hanno voglia di rivedere e rivalutare le leggi in materia.

La guerriglia

Le sue origini risalgono agli anni ’40 – ’50, periodo chiamato della Violencia. Negli anni ‘60 l’allontanamento tra la Cina e l’Unione Sovietica e l’influenza della rivoluzione cubana diedero vita a nuovi movimenti di guerriglia.

Verso la fine degli anni ‘70 vi erano forse una decina di gruppi di guerriglia ognuno con la sua ideologia, le sue strategie politiche e militari. Tra questi ricordiamo:

  • FARC (Feurzas Armadas Revolucionarias de Colombia), la quale fu uno dei moviementi che avevano avuto maggior impatto sulla politica locale e pagato il maggior tributo di morti;
  • ELN (Ejéercito de Liberaciòn Nacional);
  • M-19 (Movimiento 19 Abril);
  • EPL (Ejéercito Popular de Liberaciòn).

La particolare conformazione del territorio ha permesso l’insediamento di questi movimenti soprattutto nella zona degli “Llanos” nella zona est delle Ande, nel bacino del Rio degli Amazzoni nella parte meridionale.

All’inizio degli anni ’80, quando lo stato non era più in grado di rispondere alle reali esigenze del paese, i movimenti presero in mano il potere, con azioni solo militari di presa di cittadine e di piccoli villaggi ed occuparono anche l’ambasciata della repubblica Dominicana a Bogotà.

Tuttavia nel 1982 il nuovo presidente Belisario Betancur riconobbe ufficialmente che la povertà, la disoccupazione, l’inadeguatezza dei servizi statali e la mancanza di democrazia nelle strutture istituzionali contribuivano al diffondersi dei movimenti armati, offrì così un’amnistia incondizionata e fece uscire di prigione più di 400 prigionieri politici, compresi anche capi di guerriglia.

Due anni più tardi venne firmato un trattato di pace con 4 dei gruppi più importanti, impegnandosi ad una riforma del paese del suo sistema strutturale.

Malgrado ciò gli accordi fallirono e fu di nuovo lotta armata nel 1986, ebbe così inizio la cosiddetta “sporca guerra”, durante la quale vennero assassinati molti guerriglieri amnistiati.

Nel 1989 il presidente Virgilio Barco riprese i negoziati con diversi movimenti di guerriglia primo tra questi l’M-19, un gruppo nazionalista debole militarmente, ma con un certo grado di consenso popolare soprattutto per le sue spettacolari imprese.

Nel 1990 questo gruppo consegnò le armi, ma un mese dopo il leader del gruppo e candidato presidenziale venne assassinato su un aereo di linea, era Carlos Pizarro.

L’M-19 è ora conosciuto come Alianza Democràtica, la quale non si arrese e mise in campo un nuovo leader Antonio Navarro Wolf che ottenne un successo mai raggiunto prima nelle elezioni presidenziali, portando il gruppo ad un ruolo primario a fianco dei due gruppi, quello conservatore e liberale.

Intanto il governo aveva negoziato trattati di pace con altri gruppi EPL e il Quintìn Lame, quest’ultimo si batteva per i diritti degli indigeni nel dipartimento del Cauca. L’EPL si ribattezzò con il nome di Esperanza, Paz y Libertad e si alleò con ADM-19. Il Quintìn Lame si alleò con altri gruppi.

Un terzo gruppo il cosiddetto PRT (Partido Revolucionario de los Trabajadores) operante nella zona Caraibica, negoziò una tregua alla sua lotta armata e si alleò anch’esso con l’ADM-19.

Malgrado tutto ciò il governo non riuscì a coalizzarsi con i due più importanti gruppi il FARC, tradizionalmente legato al partito comunista, e l’ELN gruppo integralista cristiano-marxista comandato da ex sacerdoti spagnoli. All’inizio degli anni ‘90 questi due gruppi insieme ad una piccola fazione dell’EPL diedero vita alla Coordinadora Guerillera Simon Bolivar.

Il governo ha continuato inutilmente a negoziare e la rottura di colloqui è stata spesso causa di continui episodi di violenza. Fortunatamente però ad oggi la guerriglia ha perso gran parte del sostegno popolare perdendo anche, dal punto di vista internazionale, il supporto di Mosca e dell’Avana.

È importante sottolineare che la guerriglia colombiana non ha mai effettuato azioni terroristiche fuori del paese, la lotta è per lo più circoscritta in zone isolate e fuori mano. I turisti non sono mai stati bersaglio dei guerriglieri, si consiglia quindi ai viaggiatori di non avventurarsi troppo all’interno di aeree conosciute come roccaforti di guerriglia e che tutt’ora sono circoscritte nella zona degli Llanos e in alcune zone del bacino del Rio degli Amazzoni.

Dalle prime forme di governo ai giorni nostri

Nel 1849 vennero fondati due partiti politici: i Conservatori con tendenze centraliste ed i Liberali sostenitori del federalismo. Ci furono molte insurrezioni e guerre civili, tra il 1863 e il 1885 si verificarono più di 50 rivolte.

Nel 1899 si verificò la cosiddetta Guerra dei Mille Giorni che provocò più di 100.000 morti e terminò con la vittoria dei conservatori.

Nel 1903 gli Stati Uniti approfittarono dei problemi del paese e formarono un movimento secessionista a Panamà, provincia della Colombia, e costruirono un canale attraverso l’istmo dell’America Centrale che posero sotto il loro controllo. La Colombia non riconobbe mai la sovranità di Panama e si contrappose agli Stati Uniti fino al 1921.

Il movimento indipendentista e i successivi governi furono guidati dai creoli, i quali non si preoccuparono affatto delle altre etnie del paese tra cui gli indios, i neri, i mulatos, che continuarono ad essere sfruttati in modo anche peggiore rispetto al dominio spagnolo. La schiavitù venne poi abolita nel 1849, ma in molte regioni continuò a essere praticata fino al nostro secolo.

Nel 1948 esplose di nuovo la lotta tra Liberali e Conservatori con la “Violencia”, con più di 300.000 morti. I primi tumulti si ebbero con l’assassinio di Jorge Eliécer Gaitàn uno dei leader più famosi del partito liberale. Subito dopo i Liberali di tutto il paese presero le armi a Barrancabermeja (nel dipartimento di Santander), sindacalisti Liberali e Comunisti proclamarono una giunta rivoluzionaria, mentre il capitano delle forze di polizia municipali si rifugiarono in montagna e diedero vita al primo nucleo di guerriglieri.

Nel Llanos i Liberali costituirono di conseguenza un esercito di più di 20.000 contadini e cominciarono a saccheggiare le roccheforti e i luoghi importanti per i Conservatori, incendiando chiese, assassinando sacerdoti, distruggendo città e villaggi abitati dai membri dei Conservatori.

I Colombiani furono tradizionalmente e per nascita liberali o conservatori e come tali, fin da subito, diffidavano dai loro rispettivi “nemici” di partito.

Negli anni ‘40 e ‘50 questo odio ebbe un peso di gran lunga maggiore rispetto a qualsiasi razionale differenza ideologica o politica e furono la causa di atroci distruzioni umane. Centinaia di migliaia di persone si uccisero semplicemente a causa dell’appartenenza politica.

Dopo il 1948 la lotta fu trasferita dalle aree urbane a quelle rurali, mentre i leader dei rispettivi partiti sostenevano le azioni dei loro seguaci dalle città. Intorno al 1953, però, alcuni dei comandantes contadini dei guerriglieri liberali cominciarono a dimostrare un pericoloso grado d’indipendenza, introducendo un loro linguaggio rivoluzionario nei comunicati ufficiali e strinsero anche delle alleanze con le piccole bande di guerriglieri comunisti.

I leader di entrambi i partiti rendendosi conto che il conflitto partigiano stava assumendo toni fortemente rivoluzionari, fecero un colpo di stato militare capeggiato dal generale Gustavo Rojas Pinilla. Si concesse così subito un’amnistia ai guerriglieri liberali, più di 6000 combattenti contadini consegnarono le armi al governo; chi non lo fece venne perseguito e punito.

Nel 1957 i leader politici delle due fazioni siglarono un patto che garantì, per i successivi 16 anni, che il potere al governo venisse equamente diviso permettendo ad entrambi di alternarsi alla presidenza ogni 4 anni. L’accordo venne in seguito approvato da un plebiscito dove per la prima volta anche le donne poterono votare; prese il nome di Frente Nacional (Fronte Nazionale).

Il fronte nazionale portò nel paese un periodo di pace, un certo grado di stabilità economica e politica, ma decadde formalmente nel 1974 quando venne eletto presidente Alfonso Lòpez Michelsen. I partiti comunque preferirono ancora dividersi i benefici di un crescente apparato burocratico, e questa versione durò ancora per altri 17 anni.

Dopo Lòpez successe un altro liberale fino al 1982, Julio César Turbay Ayala, ed i Conservatori risalirono poi con Belisario Betancur. Bisogna però anche dire che le etichette dei partiti non spesso riflettevano le opere dei presidenti, un esempio fu il presidente Turbay che, pur essendo liberale, fu uno dei più conservatori tra i presidenti e lanciò una grande campagna di repressione contro i guerriglieri marxisti.

Al contrario Betancur si presentò come un populista e aprì negoziati diretti con la guerriglia nel tentativo di riassorbire l’opposizione armata.

Gli anni ‘80 furono un periodo drammatico per la Colombia, i primi negoziati con i guerriglieri diedero vita a nuovi scontri, ci fu la presa del Palazzo di Giustizia di Bogotà da parte del gruppo di guerriglieri M-19 nel Novembre del 1985. L’esercitò circondò l’edificio e dopo 28 ore di battaglia lo diede in fiamme.

Ci furono più di 100 morti tra cui guerriglieri ed anche 11 giudici della Suprema Corte di Giustizia. Dei sopravvissuti molti sparirono nel nulla.

Iniziò così il periodo della “Sporca Guerra”. Forze paramilitari sconosciute uccisero e fecero sparire migliaia di attivisti politici di sinistra, guerriglieri amnistiati, sindacalisti e difensori dei diritti umani.

Nel 1988 Amnesty International iscrisse la Colombia fra i paesi in cui vigeva l’emergenza dei diritti umani.
Si seppe poi ben presto che queste squadre paramilitari erano appoggiate da membri delle forze armate alleate a ricchi trafficanti di droga, politici locali e proprietari terrieri.

La vera crisi della politica in Colombia ebbe il suo apice alla fine degli anni ‘80, quando i trafficanti di droga puntarono le armi contro i membri del governo. Il governo rispose in modo molto duro, nella figura del presidente all’epoca in carica Virgilio Barco (1986-90), il quale dichiarò una guerra spietata ai trafficanti di droga, soprattutto dopo l’assassinio di Luis Carlos Galàn, liberale e candidato alla presidenza.

Il paese si trovò impegnato su due fronti, uno contro i guerriglieri e l’altro contro i cartelli della droga.
I cittadini cominciarono a perdere la fiducia nel governo e gli studenti scesero in strada invocando un cambiamento, che avvenne in un plebiscito del 1990 dove votarono a favore di un’assemblea costituente che riformasse la Costituzione e mettesse fine alla crisi.

L’Assemblea fece proprio il suo dovere, sostituendo l’organizzazione bipolare di spartizione del potere, con un sistema pluralistico, di cui entrarono a far parte antichi gruppi della guerriglia, comunità indie, neri, non cattolici e altri gruppi che fino ad allora non erano mai stati considerati nella vita politica.

La nuova carta Costituzionale entrò in vigore il 04 luglio 1991 con il presidente César Gaviria che fece ben sperare nella realizzazione di un trattato di pace contro i trafficanti di droga.

Pablo Escobar venne arrestato e il gruppo Coordinadora Guerrilllera Simòn Bolivar dichiarò un armistizio per negoziare con il governo. Escobar riuscì a fuggire dalla sua prigione e dopo che i negoziati di pace si arrestarono , la guerriglia ritornò sulle colline.

Salì nella carica di presidente nel 1994 il liberale Ernesto Samper, dimostrando ancora una volta che il bipolarismo era rimasto del tutto intatto visto che al secondo “posto”, per così dire, si confermò il conservatore Andrés Pastrana. Antonio Navarro Wolf invece, esponente del partito ADM-19, ottenne solo un umiliante terzo posto.

All’inizio del 1990 si iniziò un processo detto di “apertura economica”, sotto la presidenza di César Gaviria, che prevedeva il disimpegno dello Stato da settori economici chiave e il libero ingresso di capitali esteri. Questa situazione peggiorò notevolmente le condizioni di vita nelle campagne, restringendo il mercato per i piccoli agricoltori a vantaggio del latifondo e diede un impulso enorme alla coltivazione di coca, percepita da masse di contadini come unica possibilità di ingresso economico.

Si sviluppò enormemente il narcotraffico e ai vecchi cartelli narcotrafficanti degli anni ottanta si sostituirono progressivamente, non senza scontri e ritorsioni, imprese paramilitari che godevano di appoggi politici, in particolare quelle unificatesi sotto la sigla AUC (Autodefensas Unidas de Colombia), che divennero uno dei maggiori trafficanti di cocaina al mondo, garantendosi con i proventi di tale commercio ampie risorse economiche.

I gruppi paramilitari di estrema destra, parte della strategia di lotta controinsorgente, hanno spesso operato in modo coordinato con l’esercito regolare.

Dalla metà degli anni novanta, anche in conseguenza del peggioramento delle condizioni di vita di importanti fasce popolari, le guerriglie delle FARC e dell’ELN videro entrare nelle proprie fila sempre più uomini e questo rafforzamento costrinse il governo di Andres Pastrana a negoziare un processo di pace con le FARC tra il 1998 e il 2002, smilitarizzando 5 municipi nell’area di San Vicente del Caguán (un’area di estensione pari alla Svizzera), mentre venne mantenuta la guerra nel resto del territorio colombiano.

In conseguenza dell’apertura dei dialoghi, fra il 1997 e il 2001 le FARC rilasciarono 112 effettivi dell’esercito, della marina e della polizia, catturati durante i combattimenti degli anni precedenti; il governo rispose con la liberazione di 15 guerriglieri catturati dalle forze governative; successivamente le FARC liberarono altri 310 uomini, fra soldati e poliziotti, ma, nonostante gli accordi sottoscritti tra le parti per uno scambio di prigionieri di guerra, il governo non produsse altre liberazioni di guerriglieri.

Nel 2002 le FARC realizzarono il dirottamento di un aereo di linea della compagnia Aires, durante un volo interno, catturando un membro del Congresso colombiano che si trovava a bordo, e rilasciando gli altri passeggeri. Nonostante Marulanda e Pastrana avessero firmato un accordo chiamato “Agenda comune per il cambiamento verso una Nuova Colombia”, nel 2002 il governo decise di interrompere i dialoghi e riprendere la guerra in tutta la Colombia, potendo contare sul sostegno militare ed economico ottenuto nel frattempo dagli USA, attraverso il cosiddetto “Plan Colombia”.

Successivamente le FARC catturarono Ingrid Betancourt, figlia di Gabriel Betancourt, ex-ministro del dittatore Rojas Pinilla, esponente politica dello Stato e candidata alla presidenza per il partito da lei fondato “Partido Verde Oxígeno”, dopo aver tentato senza successo la carriera politica nel partito liberale.

Con un discorso politico di centro-sinistra e una retorica da militante nella difesa dei diritti umani durante la propria campagna elettorale, pretese di incontrare i rappresentanti delle FARC senza avere nessun accordo con la guerriglia, nella vecchia zona smilitarizzata di San Vicente del Caguán, ridivenuta zona di guerra. Venne trattenuta dalla guerriglia con la sua vice Clara Rojas il 23 febbraio 2002 e mantenuta, insieme ai militari e poliziotti catturati in combattimento, in condizione di “prigioniero di guerra”, con il fine di forzare il governo a realizzare quello scambio di prigionieri tra le parti che non era avvenuto durante i dialoghi del Caguán.

Clara Rojas venne liberata unilateralmente dalle FARC nel gennaio del 2008, mentre il rilascio di Ingrid Betancourt fallì in seguito alla morte del capo negoziatore delle FARC Raúl Reyes, durante un bombardamento dell’esercito realizzato nel marzo del 2008. Fu liberata il 2 luglio 2008 attraverso un’operazione militare.

Nel 2002 giunse al potere Álvaro Uribe Vélez, ottenendo alte percentuali tra i tradizionalmente scarsi votanti (l’astensione è stata pari al 53,53% del totale), con la promessa di porre fine alla violenza dei paramilitari e di sconfiggere militarmente i gruppi guerriglieri. Uribe estese la guerra contro le guerriglie delle FARC e dell’ELN, ma anche contro tutte quelle popolazioni considerate la base di appoggio della guerriglia.

Durante il suo periodo crebbero enormemente le violazioni dei diritti umani, quali massacri paramilitari e dell’esercito, sparizioni forzate, omicidi di sindacalisti e di attivisti contadini, indigeni e dei partiti di sinistra. Fu il secondo presidente di un partito diverso da quello liberale o conservatore in più di 150 anni, avendo formato una coalizione con elementi conservatori, liberali e di partiti minori intorno ad una forza politica chiamata la “U”, come Uribe.

Durante il suo primo mandato Uribe propose un processo di smobilitazione ai gruppi paramilitari, che portò a lievi condanne nei confronti di alcuni dei capi storici, mentre il fenomeno del paramilitarismo si riconfigurò sotto nuove sigle, proseguendo le proprie attività.

La coalizione di governo riuscì a riformare la Costituzione permettendo un secondo mandato presidenziale e Uribe riuscì a farsi rieleggere per il periodo 2006-2010.

Nel 2010 gli succedette Juan Manuel Santos con l’intenzione di continuare nella lotta senza quartiere contro i gruppi guerriglieri presenti nel paese. Nel 2011 Santos ottenne la ratifica del trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti. I militari assestarono tra il 2008 e il 2011 alcuni colpi alla guerriglia delle FARC, senza tuttavia riuscire nell’intento di ottenerne un sensibile indebolimento.

Sarà l’operazione condotta contro il comandante Raúl Reyes, che si trovava in un accampamento provvisorio in Ecuador mentre negoziava il rilascio della Betancourt, che scatenerà una crisi diplomatica della Colombia con l’Ecuador e il Venezuela nel 2008. Negli ultimi anni la Colombia sta sperimentando un periodo di lieve miglioramento della situazione macroeconomica, mentre rimane molto critica la situazione sociale.

Data l’impossibilità di terminare il conflitto per via militare, il governo ha chiesto di aprire dei dialoghi di pace con la guerriglia, a l’Avana. L’iniziativa ha ricevuto l’appoggio della grande maggioranza della popolazione e dei movimenti popolari colombiani, e ha potuto contare sulla partecipazione del governo cubano e di quello norvegese in funzione di garanti, e sull’appoggio del governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela e quello del Cile come accompagnatori del processo.

Dopo aver pattuito un’agenda comune[34] relativa ai temi da discutere (il primo dei quali riguarda la riforma agraria, causa storica del conflitto armato, politico e sociale che insanguina il paese), le parti hanno iniziato ufficialmente i lavori nell’ottobre del 2012. Dal dicembre del 2014 la guerriglia mantiene un cessate il fuoco unilaterale a tempo indeterminato e nonostante finora non sia stato corrisposto da parte governativa, nella capitale cubana i dialoghi proseguono.

Il 19 novembre 2012 la Corte internazionale di giustizia si è pronunciata a proposito della causa intentata da parte del Nicaragua contro la Colombia per le isole caraibiche disputate, sostenendo che l’arcipelago appartiene a quest’ultima, riaffermando così la sovranità della Colombia sulle isole di San Andres, Providencia, Cayo Alburquerque, Roncador, Banco Serrana, Bajo Nuevo, Quitasueño e Serranilla.

Tuttavia in quel caso la Colombia perse circa 75.000 chilometri quadrati di territorio marittimo nel Mar dei Caraibi, lasciando molta amarezza al governo del presidente Santos, che accusa la Corte internazionale di aver commesso diversi errori nella delimitazione delle acque territoriali tra Colombia e Nicaragua.

Roy Barreras, presidente del Senato colombiano, il 14 giugno 2013 ha ribadito che il Congreso de la República de Colombia non accetterà le modifiche alle frontiere a causa di un errore della Corte Internazionale di Giustizia.

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