Dalla scoperta alla morte di Bolivar

 

La Colombia venne scoperta da Alonso de Ojeda, compagno del secondo viaggio che Cristoforo Colombo fece nelle Americhe.
Ojeda approdò al Capo de la Vela nella penisola de la Guajira nel 1499.
Ojeda rimase subito abbagliato dalla ricchezza degli Indio de la Sierra Nevada de Santa Marta.
Il loro oro e le loro leggende su tesori favolosi nascosti nell’interno diedero vita al mito dell’El Dorado, un misterioso regno ricchissimo di oro.
Si credeva addirittura che fosse una terra dalle montagne d’oro ricoperte di smeraldi.
Ogni qualvolta gli spagnoli incontravano indio che usavano o indossavano oggetti d’oro gridavano sempre ad un nuovo El Dorado, che comprendeva la leggendaria catena dorata della Sierra Nevada di Santa Marta, che in realtà non è mai esistita: Danaybe, la città dorata del dipartimento di Antioquia.
Le tombe degli indios Sinù, nella valle del fiume Sinù. Si pensava fossero piene di oro e perfino le regioni delle pianure dei Llanos e del Rio degli Amazzoni, dove molti conquistatori trovarono solo ed esclusivamente la morte.
Attratto dalle favolose ricchezze Alonso de Ojeda decise di esplorare altre regioni costiere e navigò fino al Golfo di Urabà dove fondò San Sebastian de Urabà, il primo stanziamento spagnolo.
Dopo essere stato ferito durante una battaglia con gli indios si ritirò a Santo Domingo, dove più tardi morì.
Le notizie sulla presenza di enormi ricchezze continuò a circolare e la Colombia divenne l’obiettivo di molte spedizioni. Francisco Pizarro, noto per la distruzione della civiltà Inca, cercò anche lui fortuna in Colombia.
In questo periodo si fondarono le città di Anades, Santa Cruz e la più famosa Santa Maria la Antigua, da dove Vasco Nunez de Balboa partì alla scoperta del Pacifico. Queste città oggi non esistono più, distrutte tutte dagli indios.
L’unica eccezione é Santa Marta, fondata nel 1525 da Rodrigo de Bastidas il quale aveva accompagnato Alonso de Ojeda nel suo viaggio.
Santa Marta fu fondata allo scopo di avere un punto di accesso alla Sierra Nevada de Santa Marta.
All’inizio gli indio accolsero bene la venuta degli spagnoli, ma più tardi quando si resero conto che erano esclusivamente dei conquistatori che volevano portarli allo stato di schiavitù si ribellarono e nel 1532 cessarono di inviare rifornimenti alimentari alla città; molti cominciarono a morire di fame ed altri furono costretti a tornare in Spagna.
Nel 1533 Pedro de Herredia pose la prima pietra di Cartagena che diventò ben presto il principale centro commerciale.
Nel 1536 tre gruppi capeggiati rispettivamente da Gonzalo Jimènez de Quesada, Sebastiàn de Belalcàzar e Nikolaus Federman iniziarono ad avanzare all’interno della Colombia attirati dai tesori degli indios.
Gonzalo Jimènez de Quesada lasciò Santa Marta e si spinse lungo la valle della Magdalena con l’intenzione di raggiungere il Perù, ma gli indios gli parlarono della presenza di ricche miniere di sale e questo gli fece cambiare idea, tanto che superata la Cordillera Orientale giunse nel territorio Muisca nel 1537.
A quel tempo i Muisca erano divisi in due clan: quello meridionale guidato dallo Zipa di bacatà (l’odierna Bogotà) e quello settentrionale sotto lo Zaque di Hunza (l’attuale Tunja). I due capi erano divisi da dispute territoriali e questo favorì Jimènez de Quesada, il quale sconfisse i muisca senza problemi.
Nel 1538 fondò Santa Fe de Bogotà.
Le sue aspettattive di grandi ricchezze d’oro furono vane tanto che decise di proseguire per il Perù.
Sebastian de Belalcàzar fondò Quito, Popayan e Cali. Raggiunse Bogotà poco dopo che era stata fondata.
Infine Nikolaus Federman partì dalla costa del Venezuela ed arrivo a Bogotà subito dopo Belacàzar.
Vennero fondate, sempre in questi anni, Mompòs (1537), Tunja (1539) e Santa Fe de Antioquia (1541).
Ben presto fra i tre conquistatori emersero delle rivalità e fu soltanto nel 1550 che Carlo V Re di Spagna creò La Real Audiencia del Nuevo Reino de Grenada, un tribunale con sede a Bogotà. Amministrativamente la colonia dipendeva dal vicereame del Perù, che governava da Lima.
Nel 1564 la Corona stabilì un nuovo sistema, la Presidencia del Nuevo Reino de Grenada con potere militare e civile ed una maggiore autonomia. Il potere era completamete incentrato nelle mani del governatore, il quale veniva nominato dal re di Spagna e comprendeva
l’attuale Panama e tutta la Colombia ad eccezione dell’attule Nariño, Cauca e Valle che appartenevano alla giurisdizione di Quito.
La popolazione della colonia era formata all’inizio da indigeni e spagnoli, ma più avanti vennero portati anche i neri d’Africa che venivano venduti come schiavi nel porto di Cartagena. Gli schiavi venivano impiegati soprattutto nelle piantagioni o nelle miniere, sulle coste Caraibiche e del Pacifico.
Vennero importati talmente tanti neri da diventare superiori per numero alla popolazione indigena.
La situazione demografica diventò ancora più complicata quando i tre gruppi iniziarono a mescolarsi dando vita a diverse fusioni, tra cui i mestizos (gente di sangue misto indio ed europeo) mulatos (africani ed europei) e zambos (indio-africani).


L’impero spagnolo continuò a crescere all’interno del Nuovo Mondo e nel 1717 Filippo V decise di dividere il Vireynato del Perù in unità amministrative e territoriali.
La Presidencia del Nuevo Reino de Grenada divenne un vicereame autonomo che comprendeva i territori dell’attuale Colombia, Panama, Venezuela ed Ecuador, Santa Fe de Bogotà era la capitale.
Il dominio spagnolo continuò a crescere e con lui anche il monopolio dei commerci, tasse e dogane che diedero vita, soprattutto verso la fine del XVIII sec., a ribellioni contro le autorità coloniali come la rivolta dei Comuneros a Socorro nel 1781. La rivolta venne soffocata brutalmente e segnò solo l’inizio delle grandi manifestazioni di scontento che si presentarono più avanti.
Il disagio si cominciò a sentire anche all’interno delle classi superiori dei Criollos, cioè i bianchi nati in Colombia, i quali di solito venivano esclusi dalle posizioni amministrative più prestigiose.
Fu proprio durante questo periodo che prese piede una coscienza nazionale, basti ricordare la Spedizione Botanica guidata dallo scienziato Josè Celestino Mutis, il quale radunò molti dei suoi colleghi per lo studio delle ricchezze naturali del paese. Cominciarono a formarsi non solo i primi circoli intellettuali e letterari, che si occupavano di temi non più esclusivamente spagnoli, ma anche sudamericani e che contribuirono alla formazione di un’idea di indipendenza del paese.
Nel 1794 Antonio Nariño tradusse in spagnolo “I diritti dell’uomo” di Thomas Paine. Per questo venne imprigionato in un carcere africano ma riuscì a fuggire e a ritornare clandestinamente nel suo paese. Si susseguirono poi le rivoluzioni nord-americana e francese, l’invasione della Spagna da parte di Napoleone Bonaparte, che segnarono la marcia verso l’indipendenza del paese.
Nel 1808 il Re spagnolo Ferdinando VII venne sostituito dal fratello di Napoleone, Giuseppe, che non venne accettato dalle colonie tanto che anche le città di Mompòs e Cartagena rifiutarono di riconoscere il nuovo sovrano e dichiararono la propria indipendenza dalla Spagna.
A Bogotà venne istituita la Corte Suprema de la Nueva Granada, il primo ente statale centrale i cui membri dovevano essere eletti dalle diverse provincie, molte delle quali rifiutarono di mandare i loro rappresentanti e divennero sostenitrici dell’autonomia regionale.
Così cominciarono a farsi sentire le prime rivalità interne tra centralisti e federalisti, anche se entrambi erano contro la Spagna.
Nel 1812 Simon Bolivar detto “El Liberator” liberò dal dominio spagnolo il Venezuela, Colombia , Pànama ,Ecuador, Perù e Bolivia, i cosiddetti paìses bolivarianos.
Bolivar partì da Caras, la sua città natale, e nel 1813 da Cartagena lanciò la sua campagna per conquistare il Venezuela.
Contro l’esercito spagnolo vinse ben 6 battaglie, ma non riuscì a liberare Caracas e dovette ritirarsi di nuovo a Cartagena.
Intanto in Europa Napoleone venne sconfitto a Waterloo e la Spagna riprese il trono e si praparò a riconquistare le sue colonie.
Nel 1815 dopo 4 mesi di assedio, Pablo Morillo, inviato dalla Spagna con i suoi uomini, assediò Cartagena.
Nel 1817 il dominio coloniale spagnolo era stato totalmente ripristinato.
Simon Bolivar si riparò in Giamaica e riprese di nuovo le armi, nacque la Gran Tare il Venezuela.
Entrò prima in Colombia, passando dalla Cordillera Oriental e raccogliendo una vittoria dopo l’altra.
L’ultima decisiva battaglia avvenne a Boyacà il 07 agosto del 1819 e dopo tre giorni entrò trionfalmente a Bogotà portando finalmente l’indipendenza.
Ad Angostura (odierna Ciudad Bolìvar, in Venezuela) nel 1819 si riunì il congresso rivoluzionario e i delegati proclamarono la costituzione della Gran Colombia, un nuovo stato che riuniva Venezuela, Colombia ed Ecudaor.
Fece seguito poi il congresso che si tenne a Villa del Rosario vicino Cùcuta nel 1821, dove emersero le due opposte correnti dei centralisti e dei federalisti.
Bolìvar sosteneva la costituzione di una repubblica centralizzata e Francisco de Paula Santander invece vedeva la nascita di una repubblica federale di stati sovrani.
Bolìvar impose la propria volontà e nacque così la Gran Colombia con lui come presidente e Santander suo vice.
Poiché Bolivar era occupato a combattere per l’indipendenza del Perù il potere rimase di fatto nelle mani di Santander e ben presto si rese conto che un regime centrale non poteva essere in grado di controllare un territorio tanto vasto.
Nel 1830 la Gran Colombia si divise e nello stesso anno disilluso e malato Bolìvar morì a Santa Marta.
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